160
1.° L'agricoltura può per sè, quando non esiste una grande divisione di poderi, produrre solo una piccola popolazione su di una data superficie; e questa popola- zione si trova poi in un infimo grado dì coltura sociale. Il proprietario del podere non ottiene alcun prodotto puro, o la rendita del suo fondo sì circoscrive, con qualche dilatazione del suo possesso, semplicemente al risparmio del suo proprio lavoro.
2.° Se il prodotto puro dell’ agricoltura si limita solo all’ esportazione de’ suoi prodotti, non può in tal caso neppure aumentarsi notabilmente la popolazione. Questo stato è inoltre vacillante e dipendente, è sog- getto ai medesimi mali, come lo è lo stato dell’ in- dustria dell’arti, che fonda il suo reddito nel consumo degli stranieri.
3.° Con una grande divisione de’poderi è certa- mente possibile una grande popolazione. Ma questa po- polazione è povera, oppressa ed inquieta. Coll egua- glianza del possesso, del bisogno e del lavoro è incep- pata la facoltà fisica e morale.
4.° La mancanza e la penuria de’ viveri ne acca- dono perciò anche più facilmente ne’ paesi più o meno puramente agricoli. Dall’ uniformità del lavoro e del prodotto della popolazione deriva il fenomeno che sì chiama popolazione soverchia, la quale non è dipen- dente dalla grandezza del numero del popolo, ma dal modo della sua occupazione e del suo stato.
5.° Quella popolazione, ch’ è prodotta col mezzo dell’ industria delle arti, impedisce la fluttuazione della mancanza e dell’ eccesso, e rende anche sicura la sus-
sistenza regolare della popolazione agricola. Essa pro-
duce mercati, i quali sono in istato di provvedere ad ogni bisogno.


