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39 sarsi; ciò che mi indicava una diminuzione di calore. Io l’invitai, dopo averlo messo a parte dello scopo della mia visita, a cavare alcun poco di liquido, in cui io immersi un termometro, che teneva sempre all’ uopo preparato, il quale segnava una temperatura di dieci gradi e mezzo. In tre minuti il mercurio è salito a dician- nove gradi; nell’uscire di questo liquido, io lo introdussi nelle vinacce o cappello della vendemmia dello stesso vaso; dopo cinque o sei minuti, esso indicava trentadue gradi. Io ho assaggiato questo vino, ed era già abba- stanza carico di colore, ma mancava di aroma e di spirito; ed aveva di più un sapore molto acre.
Dopo avere riconosciuto lo stato di questo primo tino io invitai il vignajuolo ad indicarmi, se nelle sue vi- cinanze, alcun altro avesse tino di minor tenuta, ed in cui il vino fosse in fermentazione nello stesso tempo.
Egli mi accompagnò da un suo parente, ove effetti- vamente vi erano due tinelli, e ciascun d’essi conteneva trenta ettolitri.
Avendo solamente ispezionato il cappello che li rico- priva, io ho sospettato, che il loro calore interno era infe- riore, benchè il cappello della vendemmia non avesse pro- vato ancora alcun abbassamento; allora io feci la stessa operazione. Il liquore di questi ultimi non era che a quattordici gradi e mezzo, ed il calore interno delle vi- nacce era di ventisette gradi: io ho assaggiato il vino, che aveva molto più aroma, e conservava ancora un poco di zuccherino; nulla ostante io rimasi convinto ch’ egli era più buono del primo, per la ragione che avendo meno calore, il termine della vinificazione sa- rebbe un poco più lento, ma il lavoro più graduato e più perfetto.
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