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una temperatura tanto alta quanto quella di quattordici a quindici gradi, e che il suo tubo circondato di tela bagnata non poteva pareggiare l’utile di un serpentino contenuto in un vaso d’acqua, per potere stabilire la verità a questo riguardo, io ho eseguito, in queste ultime ven- demmie, la stessa esperienza con un piccolo tino di prova, che mi serve da lungo tempo: questo tino è a valvola, provveduto del suo doppio fondo e del suo tubo dilatatore. Io ho situato. da una parte un’altra. piccola botte sfondata da una estremità, all’oggetto di formare un tino che fosse scoperto e di raffronto; ecco com’ io ho operato.
Il giorno 8 ottobre 1822 io ho diviso in due tini e per eguale porzione quattrocento libbre di uva nera sgranellata ed un poco pigiata; questa metà di duecento libbre ha bastato per riempire quello a valvola fino al livello del primo cerchio interno, servendo di appoggio al tramezzo; il tubo indicato nelle altre sperienze è stato collocato al centro, di questo stesso tramezzo: tutto questo eseguito, il vaso è stato ermeticamente chiuso col suo coperchio. Io ho accomodato e lutato all’apertura che ricopre la valvola, un imbuto rovesciato, il cui tubo curvo andava ad aggiustarsi con la parte superiore di un serpentino contenuto in un barile riempiuto di acqua; la parte inferiore di questo serpentino terminava con l’a- pertura di un vaso di vetro destinato a ricevere il pro- dotto condensato, permettendo nullameno la più libera circolazione dei gas che si formavano.
La temperatura del luogo è stata costantemente di nove a nove gradi e mezzo per i quindici giorni che ha durato l’operazione. Il lavoro operato in questo vaso è stato regolare e bene sostenuto ad una interna tem-
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