ALBURNO DELLE QUERCE. 9 della stessa, e ciò fatto si lasciò star così IL’ altra fu atterrata nel consueto modo, ed immediatamente spo- gliata della sua corteccia, ed il tronco fu riposto in un luogo in cui era sicuramente guardato dall’ azione del sole e della pioggia. Nel seguente inverno, al mese di dicembre, fu atterrata 1 altra quercia(in cui eravi ancora la vita) ed il suo tronco immediatamente posto nello stesso luogo dell’ altro; alcuni pezzi di ciasche- duna furono trascelti da parti eguali e sono stati sot- toposti ai seguenti sperimenti in diversi sussecutiyi periodi.
Piccoli pezzi di egual forma e figura si levarono dall’ alburno di ciascuna pianta, e dopo che questi eb- bero cessato di perdere in peso, situati in luogo molto caldo e secco, fu verificata la specifica gravità di cia- scuno, e si trovò che quella dell’alburno della quercia atterrata in primavera era di 0,666 e quella della stessa sostanza della pianta atterrata in inverno era di 0,565 facendo il calcolo dei diversi pezzi di ciascheduno. lo ho anticipato una perdita su questo ammontare nell’ al- burno della pianta atterrata in inverno, avendo dedotto dai precedenti sperimenti, che bisognava che avesse sparso una grande quantità di materia durante la pri- mavera e nel principio della state per formare le foglie ed i teneri ramoscelli, la cui quantita non poteva es- sergli resa durante 1’ estate a causa che la corrente del sugo, che discende attraverso la corteccia, è stata in- tieramente interceltata.
Si sono‘divise, tagliando in sottili pezzi, piccole porzioni, in egual peso, di alburno di ciascun albero; dopo che furono questi perfettar:iente secchi si misero sospesi insieme per dodici giorni in una stanza un poco
umida, e si è trovato che 1000 grani di alburno della


