INTRODUZIONE. AR ID, 31, 34, 37, 57. Halivaro. Antij. Romi! A'p. 676. Flor. lid. 1, cap. 24. Queste tavole, tta°cui masque tutto il diritto pubblico e privato, Liv:©Z/Z 34. Tacito. Ann. lib. 3, sono quelle che Cicerone giudicò dover ottenere la preferenza nelle librerie di tutti i filosofi, de Orat. I, 44, sebbene intsé- guito i giureronsolti di chiara fama abbiano tentato di diwostrare l’ iniquità di alcune leggi che 1a esse si ritrovavano, tra 1 quali Thomas. de maevis Jurisprud., Obsero. IV, p. 167. Bynkershoek Observat. lb. I, cap. 1.
Queste dodici tavole, secondo quello‘che ci riferisce Pomponio, furono prima fatte di avorie(*), Ant. 1.2,$. 4, ff. de orig: jur:; di poi, come rac- conta Dionigi Alicarnasseo, furono rifatte in bronzo, Rom. X, p. 681, e collocate‘mei rostri a' perpettia memoria, come narra Tito Livio 224, 57. Ciò non di meno perirono nell’ anno di Roma-368 quando i Galli incendiarono quella eittà, e furono poscia a poco a poco racconciate coi varj frammenti da ogni parte raccolti| Liv. Y4, 1, e rifatte nuova- mente in bronzo, Cyprian. epist. SL, 2; e per al- lontanare il pericolo. di perderle, si facevano impa- rare a memoria ai fauciulli; Cicer. de /egib. II, 4 et 21. Ma non perciò si poteruno conservare, avve- guacchè perissero dopo il secolo VI, Heinec. Antig, fiom. sec. ord. inst. Progm. 6.4. Molti in seguito
(*) Pomponio dice che le leggi furono scritte ir tabulas eboreas ,° alti hanno voluto leggere in ta- bulas roboreas perchè è sembrato loro più conve- miente alla povertà degli antichi romagi; Zid. Hei- mecc, Antiq. Rom, Proam;$. 4 h.
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