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DECIMO
diletto Apoftol Giovanni nella fua Apocaliffe, che a coloro foltanto, che combattono virilmente, e vincono, Iddio promette un gran Trono di gloria colafsù nell' empireo: Qui vicerit, dabo ei federe mecum in Throno meo( a); anzi per vieppiù animare ognuno a perfeverare nel hene, propone Iddio per efempio lo ftello fuo amatifsimo Figlio, il quale febben vilipefo, dileggiato, beftemmiato, e crocififfo, mai fi lafciò vincere da tedio alcuno, o da noja, ma combattè in cambio fino alla fine, e vinfe ogni più che oftinato nimico: Qui vicerit dabo ei Jedere mecum in Throno meo, ficut& ego vici,& fedi cum Patre meo in Throno ejus( b). Se adunque alla fola perfeveranza finale va congiunta la eterna beatitudine, deh! per amor di voi ftefsi, Afcoltatori umanifsimi, ftate faldi ne' già fatti proponimenti, ed alsicurate lo ftato della voftra eterna falute. Voi da quanto ho potuto comprendere in queſti giorni fantifsimi, avete dati indizi non equivochi d' effervi convertiti di vero cuore a Dio, e con reiterati atti di pentimento, e con frequenti confefsioni avete fatto vedere, che volete veramente falvarvi; ma aſsicuratevi Criftiani miei cari, che a niente tutto ciò gioverebbevi, fe appena finiti quefti Santi Efercizj voi ritornafte all' antico vomito, ed a' peccati di prima. Voi fiere adeffo l'oggetto amabile delle compiacenze divine. Voi fiete l' allegrezza del Paradifo; e per la quiete della vofira cofcienza voi godete adeffo un' anticipata beatitudine. Procurate di mantenervi in quefto ftato, e fate voftro punto d' onore di crefcere fempre di virtù in virtù. Se voi in fiffatta guifa operarete, farete falvi, ed io avrò il bel contento di godervi tutti
( a) Apoc. 3. 21.( b) Ibid.


