GIORNO:
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Ane; ed effendo anneffa alla fola finale perfeveran za la gloria eterna del Cielo, chi vuol poffederla, convien che corra continuamente con piè inftancabile per l'offervanza de' Divini comandamenti. Per fortificarvi adunque ne' già fatti proponimenti, permettetemi, Afcoltatori umanifsimi, ch' io vi eforti paternamente a perfeverare nel bene fino alla fine de' giorni voftri. Se voi ciò farete beati voi, goderete un Paradifo in Terra, e un altro in Cielo; ma fe per l'oppofto ritornerete dopo quefti Santi Efercizii a' peccati di prima, ah temo, e temo molto, che v' abbiate eternamente a dannare.
Che la perfeveranza nel bene fia una virtù fra tutte le altre la più nceceffaria al Criftiano, ella è una verità, la qual non foggiace a dubitazione veruna: In Chriftianis, lo dice il Santo Padre Girolamo, in Chriftianis non queruntur initia, fed finis( a); e il facrofanto Vangelo attefta che non ottien la corona chi folo principia, ma chi perfevera fino alla fine: Non qui bene cæperit, fed qui perfeveraverit ufque in finem, hic falvus erit( b). Con quefta fola l'Uom giunge ficuramente al poffeffo della gloria beata, e fenza di effa non è poſsibile, che in verun modo fi falvi: Non coronabitur, nò, non coronabitur, nifi quis legitime certaverit( c). Tutte le altre virtù fono, è verifsimo , grate a Dio, e rendono l'anima di Dio amica, ma la fanta perfeveranza è quella fola che la corona di gloria, e la rende eternamente beata: Perfeverantia, così il gran Santo Lorenzo Giuftiniani, perfeverantia fola eft cui æternitas redditur, vel potius que aeternitati hominem reddit( d). Quindi diffe il dilert
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( a) Ex Catt. lect. 8. pag. 291.( b) Matth. 24, ( e) a. Tim. 2.( d) de lig. vit. 6. 4.


