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Esercizii spirituali per gli secolari
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nuit, dereliquifti,& oblita es Dei Creatoris tui( a). Sino da' tuoi primi anni tu incominciafti ad offen­dere Iddio, poi tu profeguifti nell' adolefcenza, nel­la virilità, nella vecchiaja, e nella decrepitezza fenza veruno interrompimento. Grandi fono i pecca­ti, che tu commettefti col penfiero, maggiori quelli, che commettefti colle parole, e maffimi fi­nalmente quelli, che commettefti colle opere. De­gli obblighi poi del tuo ftato mai te ne ricordafti, e coll' immergerti negli affari di Mondo, nel Mon­do ponefti il tuo ultimo fine. Ma fai, anima mia, che tu ti ritrovi in uno ftato lagrimevole molto, e deplorabile? Mira un poco quante volte, col pec­car mortalmente, ti fei pofta in pericolo di perde­re il tuo ultimo fine. E fe la Giuſtizia Divina avef­fe fubito ufata del fuo giufto rigore, che farebbe adeffo di te? Oh penfiere, che mi inorridifce mi fpaventa! Deh rifolviti, anima mia, di voler afficurare ad ogni cofto il confeguimento del tuo ultimo fine, e fin a tanto, che fei in tempo dete­fta i tuoi maledetti peccati, e dimandane umil­mente perdono a Dio. Ah! Padre offefo, e fter­minatamente oltraggiato, adeffo io comprendo quan­to è ftata grande la mia malizia, e conoſco quan­se volte io abbia deviato da quel fine, per cui voi mi creafte. In vece di diriggere i miei affetti a voi, io li ho diffipati fra gli oggetti di queſta terra, e in cambio di confacrare a voi tutto il mio cuore, io l'ho impiegato in amare la vanità, e il peccato. Di tutti però i miei trafcorfi me ne pento, e me ne dolgo, e con volontà rifoluta di volermi emen­dare, ve ne dimando pietà, perdono, mifericordia. Perdonatemi, Signore, i miei graviffimi ecceffi, e date­

( a) Deut. 32.