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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Quando la Claſie comandata appare Dal Vapitan con prouidi ſoldati, Quel formidabile Angelo compare, E guida il boſco in mar de i legni armati, Sembran le naui tanti ſcoęli in mare, Spiantar, rompere, vrtar botte,e ſteceati, Noto il corſo del mar,la via de i venti,

vIGESIMOQVARTO.

105 Non però, che l onde entro al profondo

Non ſommergan gran parte de i Franceſi,

Ani che ſi apre in mar piu baſſo il fondo, Doue ftanno i Giganti in Guerra acceſi, E Marte ſi ſommerge col lor pondo, Vendetta ſanguinoſa fan gli offeſi,

Ala nel fin lvno a l'altro ſon nemici,

Par, che a Frachi procella egli appreſenti. A la ſalute propria ſolo amici. 6

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Tremò'l Ponte al primo impeto al ſecondo De le naui piu groſſe ſi diſcioglie, Si combatte però, ma tanto èl pondo, Di ſopra,e tale èl vrto, che lo coglie, Che ſi ſtacca da riua, e nel profondo Le funi, i pali, e il ferro ſi raccoglie, Se non che i leęni afiſſi a molte botti Paion diuiſt, e in iſole ridotti.

102 Qual nel boſco torrente ardito corre,

E ſpexxa i rami, e ſuelle le radici Del'aſpre querce, ò batte a I'alta torre, E ſemina l'arena in colli aprici,

Smoue da monti i ſaſſie poi diſcorre Diuiſo in capi,e tutti al ſuol nemici,

Sa che par ſcoglio, d'n colle il boſco affiſſo, E dl'onde ſormontando aprir l'abiſto.

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Spezaſi il Ponte, ond'è din iſo in ſcogli, D ſi ſcorgon gli armati, e le bandiere Spiegate incontroa ĩ Boreali orgogli: Non viè de Franchi vn, che la vita ſpere, Ne le volubili onde i varij inuogli Fan le leggi di morte piu ſeuere, Formidabile ognun par pin, che attenda Col nemico vicin battaglia horrenda.

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guerra a vendetta ſol, non a ſalute, Accioche inuendicato alcun non mora, Moſtra il Eraco ſue fore, anco accreſciu- El heneto in pugnar piu s auualora,(te, Chell morir non rincreſce con virtute, Sel Veneto è vicin, nel legno allbora Entro ne ſalta il Franco, e con tal ſorte Si acquiſta vn degno fin con degna morte.

10 &ponde, ei venti ſono a guerra moſm Contra le botti,ò pur tremanti legni, Es le botti, e i legni ſon commolſſi, Che Parte non vi val, non dotti ingegni; Gia ſon ſparſi, ſon rotti,e ſono ſmoſi Da doue il piꝰ fondarſi,ò ftar diſegni, Con vna man la naue allbor ſi aſferra, Econ l'altra dai Franchi è moſſa Guerra. 107 &ſe quella è tagliata, ſi ripone EL'altra; poſciaè ſommerſo con la naue, Il vinto, e! vincitor ne la tenone, Ma i Giganti, ò pur Marte iui non paue, Che lvn de i Machimonij in marſi elbone, E fin che preme terra col ſuo graue Peſo ſoſtien de l'onde le percoſſe,

Pur come ſcoglio a i venti,ò naue ei foſſe. 1 08

Soli quattro con Marte, e l altro in mare Rinouan formidabili il certame,/, Doue Angelo, Agenorre, Hettorre appare Per domar la ſuperbia loro infame,

Co i remi dan l'aſſalto, e con le amare Piaghe, e percolſe troncano lo tame

De la vita s' indegna asl gran mole, Che altro, che vitij accumular non ſuole. 7 109

Stordito à quel da crudel colpo in teſia, Cpe era ancora a le botti in mar ſdruſcite, Come ei s'aſfoga in mar par, che tempeſta Apporti a la ſua mole, e onda ĩncite,

Che ſi ſolleui a gli altri alta, e molesta Da tante vcciſtoni, e da ferite, Dai Gigãti, e da Marte hor tolte, hor reſe D'atro ſangue color londa ripreſe.

Nn 2 en-

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