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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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282
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28² 1 CVA N TIO.

90 95 Chi tien le man, chi forte i piedi piglia ganno in su'l Ponte fu primo a l'aſceſa,

De l'amico Patricio, ſe ben deſto La iſegna era vn Leon, che muor ruggẽdo, Altri oppone la ſpada, a chi il ripiglia, Poiche egli condannato perl offeſa Gundebundo era lor ben tanto infeſto, Fatta d inganni al Re,fè vno atto horrẽdos Chyyil lor concorſo fugga,ò pur ſcompiglia Famelico Leon con ira acceſa 3 S che laſciato il peſo lor moleſio Lo haueua a diuorar; Ganno ſtendendo Seco SaxXuffan tutti; Enea riſorge La mano in bocca a la moſtruoſa fiera Piu che mai viuo; a ſuoi ſoccorſo porge. Srappò la lingua, onde conuien che pera. 4

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Aa il duello tra lor Marte confonde, fhigli del Leon moſii a vendetta Comanda il Re, che montino le ſchiere Saffrontan con la turba di Maganga, Per ordine in su! Ponte, e fugan l'onde; Tale UVeneti qui ſtrage ſi aſpetta, Angelo a lo ſpiegar de le bandiere Cbhe al traditor non reſti pin ſperana Diße: O Patricij, al Pöte, ardir gli infonde D'ingannar, d'adular con lingua infettas Con la voce, a cui fan pronto il volere, Son genti inſidioſe in loro yſanxa(Ke, Di qua di la ſi incontrano a piu fiera Prõte a gli ingãni piu, che al'arme auuex- Battaglia, e piu ſanguigna, e piu ſeuera. Ma Ganno veciſo abbaſſan lor hierexe.

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7 Primo Agenor compare, e diſſe: O voi, Montano allhora i Toloſani in ira 1 Che gli huomini menate per la briglia, Memori de la morte di Haimondo,

Ecco il Cauallo, bor conducetel poià Si che da gli elmi loro il foco ſpira; Ala Maga, venite,il fren chi piglia? Caccian la gẽte in mar del' Adria al fondo, Vaccorgerete almen ſe ſiamo noi E muere il Venetian, che a Gloria aſpira,

Caualie ri,dò Caualli; Hor qui ſcompiglia Si cbe mal ſi può dire: Qdꝛ giocondo,

Le ſquadre s!, che vn ſopra altro cade, Che la Vittoria non ſucceſſe a caſo,

Dal brando, che'n ſua man trafigge,ò rade. Poi che mea enctia andoò al Occaſo. 4 42

93 9 eAla ſpiaggia però de la marina Muſa tus che a ĩ Poeti doni il plettro Milone, e Coſtantino in guardia eletti Inſpira il ſin del tuo diſteſo canto Stanno a difeſa, poi che gran ruina Di veritade illutra il puro elettro, Soura ſtaua dal mare, u par Saſpetti, Cbhiudi il cantare in stil facondo tanto, E ſi vegga di ld, che Sauuicina Ch'alxi Venetia al libero ſuo ſcettro, Larmata de nemici, ſi che astretti Come: Veneti prodi ſi dier vanto Sarebbono a pugnare a tergo, a fronte, Di fondar Regno al immortale etade, Al lido, in mar,, e ne la ſpiaggia, al Ponte. Ela Pace eternarſi in Libertade.

94. Barbara,& Artemiſia dotte Arciere, Toloſani han tutto il Ponte preſo, Hippolita, e Camilla, e quelle degne, Giere Ene le barche armate ſono 65 7,

Che'in Chioggia guerreggiaro alme Guer- Ruberto al' Alto Rio le inſegne ha ſieſo, Stãno al Riuo Alto lor vecchie inſegne, Onde Franceſi tutti ſono corſi, Profeſtano a Venetia d'eſier vere E paſſano dal Ponte al loco atteſo, Riglie, Si che ella memorar non ſdegne, Qud i Giganti con Marte ſon concorſi, Che lo ingegno,& il nome, el lor valore Per rinouar la ſtrage incominciata,

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Aderta al paro de i Duci il primo honore. E depredar Venetia aſſediata.