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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Raddoppia con due mani vu colpo in teſta, Onqden tutto diſcioltol'elmo cade, E parte de la pelle con mole fta Piaga di molto ſangue il brando rade, Quando ſcopertaẽ quella faceia infeſta Atutti i Cittadini, allbor con ſpade Fan motoe con le mani, e gridan forte: Dallii, dalli al Ribel dalli la morte.

71 Obhelerio non tarda hor ſcherme, hor fere, Che il nemico areſtò con piaghe amare; u0 Chiaramonte ſi ſentia cadere, Ehige di gettarſi in mezzo al mare, Ma torna con maggior for⁊e guerriere, Cira vn mandritto al colo per troncare Einfame capo, il qual co ciechi gli occhi Dal ſangue,che ſcorrea par, che trabocchi. La ſpada arriua al collo, e di repente Sentl d'Ambition Tempie procelle, Troncoͤlli il capo, il qual viuone bollente Con tre ſalti tento girne a le ftelle, Da la bocca ſpinò! alma fetente, Come in van dal giudicio altrui s̃appelle: O Regno, o Kegno, o Ke, diſſe, in eterno, E'll fèJ' Ambition Re del Inferno.

73 Dal buſto al Ponte, e da la terra al Cielo Salta il capo, e da laria balæa in mare, Il mar commoſſo dal ſuo patrio zelo Da l'onde gonſie lo fa al Ciel girare, E ſe cade, la ſpuma col ſuo velo Lo ritien, lo ſolleua, indi giocare Si veggon l'ondel vna al altra vrtando, Come, che'l capo in mar ſteſſe pugnando.

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eAl fin lalga il riceue, e lo contenta De la ſedition tra paglia, e paglia, E come pien di vento egli douenta Leggiero sꝭ, che lieue è la battaglia, Corrono i Peſcatori, e ognuno tenta Di peſcarlo nel mare, acciò non ſaglia Tra l'onde, el onde, chell riceuon morto, Come ei parmoua guerta anco uel porto.

CA N T OG

75 Ceſare, e Lauro i Caualier preſtanti Laſſ nel guerreggiar per le ferite, Graui, e molte d'ognun forti, e coſtanti Riſerrauan nel cor le meſte vite, Perche la morte in ombreggiar d'auanti Scorgea in furor quelle alme sbigotite, Temea le faccie, e nel morir quei moti, Che'n guardia ftanl un cõtra l'altro ĩmoti. 76 Al fin s' glorioſo ſi auualora Lo ſpirto per ſpirar di Chiaramonte, Tanto ſangue n'uſcaà dal corpo fuora, Che quaſi de le vene aſciugò il fonte, Se non che'l cor ſtrinſe la vita allhora, Che gli die forze glorioſe, e conte, Onde portò dal Ponte, ò pur trauolſe Il corpo del Ribel, doue egli volſe.

77 Quel fu ripofto ne le barche armate, E dato a Chiaramonte vn pio ripoſo, 1 E l'oſſa di Obelerio fur ſaluate Per cibo a ĩ cani al fin Dittorioſo; Dieci altri Caualier con le honorate Inſegne vſciro a pugna; onde cruccioſo Lvn diſſe: Laſcia i morti, e noi qud aſpetta, b Che l'alme lor godran de la vendetta. b 78 Dieci Angelo de i Veneti ne manda, Onde emulare ai primi honor gli ſprona, La Tatria a le ſue deſtre raccomanda, Come del lor valor fama riſuona; De le impreſe cos voce ſi ſpanda, Mario, a voi Federico ſi ragiona Martio, T roilo, Sertorio,&uca, Leone, Siluan, Ruggier, Ottauio; nte a tenxone.

79 1 Dild Araftano, e Creſo il padre, el figlio, Aquitanio, Rinaldo, e Baldouino, Franco, Raimondo, intrepidi al periglio, Gundebundo, che ſprezxa ogni de ftino, Ottone il paladin, c' in capo il giglio, S&fda Sauſone il ſuo Riual vicino, Qud vn' Echo a i colpi horribili riſponde, E con voci d Inferno il ſuon confonde. 6 2 em