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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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10 Taladini affidano in ſicuro Il tramortito Re, come ei riuiene, Cinge vergogna il volto, poiche ſcuro Viuue il ſuo Regio honor, d indi conuiene, Doue Angelo guerreggia con maturo Giuuicio militar doue ſoſtiene In Ponte anguſto vna ſanguigna lutta Angelo ſol contra la Francia tutta. 571 Deneti a le barche eran ridotti A Imperio del Duce, eſe ben pare, Che sbalzaſſer' in mar fugati, e rotti, Nonè però, che lor. ſgomenti il mare, Perche in nuotar natura li f dotti, Che anco ferito alcun ſi può ſaluare, uando ecco il Re cõtra Angelo s'affretta Aracquiſtarl' honore, a far vendetta.

7²2 Aa tanta era la turba de i Franceſi In ſu'l Ponte a pugnare iui ricorſa, COhe il Tonte ſi torcea dai graui peſi,(ſa, D'puomini armati, onde il ſuo ftar s'infor-

Qul i Franceſi da i Franchi ſono offeſi,

Perche la moltitudine traſcorſa Ritrar non potea il piò, ſi che da i lati Moueà tẽpeſla in mar legni, arme, armati.

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Solo al terrore dengelo ſi fugge, E ſi ritira, hor ſi alza,& hor ricade De la militia parte, e la ſi Strugge, Che muor fral onde, e fra lance, ò ſpade; Fauuede ancor Pipino, e ſi diſtrugge, Che non puo ſoſtener chi nel mar cade, Ata piu, che rinouar nou può il duello Ad Angelo apportar morte, ò flagello.

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Fa il Re, chei(upitani ſian diuiſi Ne leſquadre, e che ognuno al ſuo ſtẽèdardo Si richiami, e ſi sforzi, ò pur ſi auuiſi, Si che nel riceſſar s habbia riguardo, Per non cader piu, che d'eſeie vcciſi, Allhora il Re gli ſgrida, e con lo ſguardo Oli caccia,& hor conl' hasla piu li preme, Ala par, che ſotto i piè la tetta treme.

77 P'editto pubblicò con chiare voci,

C vAON TIOADILv

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Angelo refiò ſol nel ſuo confine,. Doue in ſul Ponte par, che varchi il mare, Tanto egli era volubile, e vicine Stauan le barche armate per pugnare; Fece l'editto il Re per trarne ilhine Bramato in suù quel ponte a guerreggiare, Che a quattro, a diecita venti, a trẽta, a cen Si ſpendeßee da ognuno il ſuo talento.(io

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Da'l Trrombetta al conſin de i fier nemici, Gonfia le guance, e fonda i piedi al ſuolo, Datte de gli inteſtini le radici,(lo, Serra fra i labbri il ſuon, ch'ei ſparge a vo- Apre i venti, ela lingua i detti vltrici Diſtingue, e riſuonar fa l'aria, e¹l molo, Vonde s'algaro, e'l mar d'eAdria ſi ſcoſe, Tremò' Ponte, e la terra ſi commoſſe.

(co Ch'ea quattro, a dieci, a véẽti, a trẽta, a cen-

Nel Tonte ſi fa inuito a quei feroci, Ch'aſpiran contro il Re tanto ardimento; Ond'eſſi a guerreggiar s'arman veloci Qud a lor fia il paſo del mortal tormento⸗ Che ſe ceder non ſan, pentirſi allbora Vorran, ma in vano, che fia l'ultima hora.

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Di qud, dild, da due contrarie porte Scioglie Solo i ſuoi venti, e gli diſterra, Ne l'axxuffarſi ognun ſi moftra forte, E primo eſſeꝛ Sattenta a muouer Guerra; Cos l'vn contra l'altro a certa morte Sopral'ondoſo mar frd poca terra Fa dal ſuolo nel Ponte il ſuo traghitto, E ſi adunan gli eletti al lor conflitto.

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Obelerio in ſul Poute ſi dimoftra, Squaſſa alto il grau cimier, cõpar pugnacs, Di ſomma am bit ion fa degna moſira; Ceſare,& Aleſſandro, ognuno audace, Che l'vnoi Regni ambiſce, e l'altro moſtra Sognatſi d'altri Atondi, ond' ei ſi sface Per acquiſtarli con la fama ſola, 2 Che Imperij fonda, ò pur Regni n'inuola.*

eAchille

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