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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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277
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LA⸗

vIGESIMOQVARTO.

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Si preparia la Guerra chi la Pace

Stabilir col nemico hoggi deſia,

A voftra fedeltà pura, e verace

Non ſi da legge ma lo Imperio ſia

L'eſortarui a ſeruar la viuace,

Chella vi inſpirerd la virtù mia,

Queſta vincel Inferno, e piega Dio

A guerreggiar per noi pugnace, e pio. 41

Sorgel Aurora, e rimbombar gia parmi 3

Le trombe ad irritar gli animi a Guerra, S'armi il Franteſe, pur! Inferno Sarmi, E ſi apra dal rumore, il mat, la terra,

Voi magn animi al armi,a guerra, a l'armi,

Che'l ſeren di Dittoria ſi dißerra, Tal dal petto di Dion'eſce deſtino, Che ci eterna in vn giorno il bel domino.

41 TPipin, che al degno honore i Paladini Adeſcar vuole, e dargli degno eſempio, Piantd il piede in ſul Ponte,& ai vicini Diſſe: Il ſegno di Guerra, ecco, ecco, adepio; Seguite voi; Veuetia, che ruini Da noſtre deſtre in memorando ſcempio, Aęgiròl brando,e parue d lampo, d ſuono Che di fulmine fus di Guerra vn tuono.

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Con ſuperbia Regale alæò la voce Pipino, e diſſe: OQ voi laudate il vero, Sudditi miti non ſete? a voi non nuoce Soggettarui, e cbe dite? al ſommo jmpero Vi ricourafte in mare a quefta foce Voi da le terre noftre; Io piu non chero, Sudditi voi non ſete? Acui: Noi ſiamo Liberi; al Greco Imperio ci accoſtiamo.

4 Ciò detto da le Harche monta al Ponte Augelo con Hettore, e coi piu forti, Par che ę'incontri, od vrti monte a monte, Quand) ecco aperto il mar riceue i morti Doue il braccio del Re combatte a fronte, Oude Angelo col Re proua le ſorti, Jea vincere, ò cadere in guerreggiando

* Tra la virtu di due ſortiſca il brando·

Aa ne vordine primo tal la pugua,

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Qual lo ftretto del Ponte al piò concede, De ęli axXuffati quattro ognuno impugnua Per guerreggiare i brandi, e'n guardia ha'l Coſtãtin Marino i colpi eſpugna,(piede, Et Hettor con&ſtulfo, hor paſta, hor riede, AMilon con Leonardo vrta, es'affronta, Saccende il ferro, e il core in ira monta. 46

Poca terra in ſul mar volubil legno De gli otto Campioni è breue meta, Sẽpre ban le punte a gli occhi e horribil ſe- Nel hatter de la morte ĩ cori inqueta,(Cno E'l fulminar de i brandi, e de lo ſdegno, E ſopra, e ſotto il mar freme, e diuieta F'occhio ſchermir dal'onde inborridito, Aentre a ĩ piedi ſormonta il flutto ardito.

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ariu caduto è'n mar, ma nuota al lido; II Conte vccide Leonardo,e Uliſte Prende conteſa, e per Marin vien Guido, Pari d' Hettor, d'&ᷣrtulfo ſon le riſſe, Ede gli Imperatori vgualeꝰ il grido⸗ Je non che Angelo: O Re guarda, gli diſie, Quanqdo ne l elmo gli batt si forte, Obhe parue al Re vicina eßßer la morte ·

(addè Pipino, allbor fan tutti ſcudo,

E contra Angelo tre ſon poſti a fronte, Iyeneti per cofta il brando ignudo 3 Aggiranuo, e conuien, che ognun s'affronte, Che la difeſa impugni, e poſcia crudo

Si inaſpri, faccia va mar disague in Põte, Se non che a Coſtantino, al pio Milone Nega Angelo,& Hettor mouer tenong.

.49. Si gira, hor ſi ritira, e chi le ſchiere

Riordina, hor ſi ſcofta da la Guerra,

Cbi incontra con trapaſſo, e vccide ò feere,

Qul Purtars loſchermire ha poca terra,

Che ſelvn ſchiua i colpi ei parcadere

Spinto nel mare, ò nel ſaltar'egli erra, 3

Se al paſſo inciãpa, O ſe pur ferma il piede

La turba inordinata, bor 2eie,D0, Su. 4

V