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vIGESIMOQVARTo;.
20 Seruar la Maeſid del noftro Impero Mia gloria è si; ma a voi ſia ancor ſalute, Vi darò eſempio naturale,e vero, Speſſo perde la pianta ſua virtute,
Se ſi ſtrapianta; Dunque il pio Guerriero,
Quando par che la Guerra egli tiſiute
Pianta, e ſtrapianta ſpeſſo laſua Gloria,
AMoue la Guerra, e fugge la Vittoria. 21
Dunque fondate voi le voglie acceſe Ne l'acqui ſto d bonor, che la radice Pprodurrd ſempre mai ben degne impreſe, State voi meco in mia ſorte felice, Cbe le Gratie dal Cielo ſon diſceſe, Nel noftroſen la gloria Imperatrice Ci guida al vero honor',& immortale Al trono di Vittoria trionfale.
22 Pl Re voſtro, O Franceſi, quando il brando Girerd, quando il Re vi inuita a Guerra, Seguite la Vittoria, io vell comando.
Tacque, e qual lanpo a gli occhi ſi diſſerra Ei Franchi allbor credean, che ahen,
Il Ciel s'apriſße, e balenaſſe in terra Con quegli occhi del Re d'ira fammanti, E contra i traſgreſori fulminanti.
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3 (ds in Venetia fra le angoſcie, e'l danno
Del mal patito,e del incerto bene
Stauaſi la militia in graue affanno, Quindi Angelol' Imperio ſuo ſoftiene,
Regge con tal decoro, che ſi ſtanno
IVeneti ſpiegando vna alta ſpene;(va,
L'on dice al'altro: E vn' Angelo qul? ter-
Che ꝑ noi pugna, e cã!Iuferno ha Guerra.
24 Angelo allhor, che ſcorſe ognun pendente Da la ſua hocca, e qual di lor ſi ſeriue Ne gli occhi, e ne la fronte affetto ardente, Qualbora ſgombra il Sol Pombre nociue, Erende a gli occhi vn lume aſſai lucente O' come a fronte Zefiro leſtiue
1 Aure faconde ſbira dopo il verno,
Dilſe Angelo,& al dir tremo Inferno.
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7 O Veneti fu vano il reo deſio Di ſommerger Venetia,che Dio sbalæa Da l'alto pin, quanto ꝰ' voler piu rio, La ſuperbia caduta al Ciel o'innala? Sin quando cederd! Imperio a Dio? Ed ecco il ſeruo humile Angelo Sala Da voi al giogo del' Imperio al Trono De l'humiltade, in cui fondato io ſono. 26 Non ha donde cader vera humiltade, LU'Angelo voi mirate, che egli viue A la Patria, a la Guerra, in Libertade Imperator di voi genti natiue; Gia prouai ne la Pace, e fra le ſpade IVeneti magnanimi con viue Virtu, con forge inuitte, e con la Fede, Che ſpera, e ſempre vince, e mai non cede. 2
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Staſſ il Ponte nel marea l'onde, a i venti Quaſi tralce di vite, e ſpatſa, e torta, Quaſi eſtenda in su l'acque i fondamenti La ſpeme di Vittoria incerta, e corta, Sapran varco a la morte quei nocenti, E che la turba,& affogata, e morta
Fra l'acque, ò fra le ſpade in ſtretto Ponte Pacillando col pid 2nn noi S'affronte.
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Da barche armate è il noſtro Rio munito, Per doue al Ponte haurem ſicuro ingreſſo, Da doue, ſe v'è alcun, che intimorito Ceda al nemico, torna al loco ſteſſo, Se Serſe col ſuo eſſercito infinito Qual paßè d' Helle il marafuſſe commeſyo Iu vn tal Ponte, baurei morto, e diſtrutto Fra l'onde, e larme d' Aſia il Cãpo tutto.
29 D'huopo è ſchermir nel paſſo a maggior glo
Del Veneto valor, ma chi non vede,(ria
Che l rotto Ponte manterrdl biftoria De' Uenetiani con Pipino in fede, Renderd al piacer noſtro alma Vittoria, Perche ſe ai legni, al vento, al mar ſi crede LHoſte, e che noi mouiam Guerra nauale Eia loro il Ponte, il mar,laria mortale. m 2 Non


