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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Ala de gli error di giouentu ſi verde Appo voi d'iſcuſarmi non conuiene, Oſe per Donna amar'honor ſi perde, Se col theſor la Guerra ella mantiene, Siate Giudici voi, come diſberde

Con ſua gente i nemici; Diſconuiene A i gioueni, a i Re nobili, com' io Eſſere ingrato,& al amor reſtio.

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Aa ſia da me la veritade eſpreſſa A voi militia Imperiale, e degna,

Che ſel' lImperator forſe ha permeſſa A Denetia la Paces Pace indegna, Pace contra il ſuo honor non ha promeſsa, EFin qul ſpiegata è del Giglio linſegna, E quale impreſa? e qual vile memoria Cominciar con furor, fuggir Vittoria?

12.

eh voi voi valoroſi animi fieri,

Ab non ſia, chi di voi non ſcorga il vero, Comel Imperator to i Conſiglieri Per punir del Ribel l'animo hiero, Pero' ha morta la Spoſa, i ſuoi penſieri Volſe contra di lui, ma de l' Impero Salua la Mae td, ſaluo il ſuo honore Bramò, che Guerra ſia d Imperatore.

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Qul ſe vedeſſe Carlo da le deftre, Eda le ſpade voſtre il noſtro acquiſto Fatto in Guerra nauale,ò pur terreſtre, Se foſſe il valor vo flro in Guerra viſto

Non vn Rio, ma ſe foſſe vn monte alpeſtre

Da paſſar! Oceano ad vn conquiſto, Edi cheẽ d' Iſolette in poca terra, Made! Italia vorria Guerra, Guerra.

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Sard l'ofücio mio di(apitano Il comandar', el'vbbidir di voi, Anzi gioua pugnar con franca mano, E non ſcemare il noſtro honore a noi; L'vbbidienxa non guerreggia in vano, Ma ſe comincia, e che non ſegua poi, Vedre ſte vn mar turbato, che vi porta A la viltadea vil Pace vi eſſorta.

C A N T O

11

Se ben giouane, e Re pur vi conoſco

Spiriti impatienti‚ e nati a Guerra, uęfta aria, il mar, le naui, e riconoſco, Che la viltd del Peſcator ſempre erra, Parme, ell ſito, al Ciel ſereno, al foſco Se'n que fto cor Imperio mio ſi ſerra Obbedirete toſto a miei comandi,

Solo a miei cenni impugnerete i brandi.

. 16 Ai timidi ſouraſta il gran periglio

Con l'audacia ſi fonda vn ſaldo muro⸗

Che auualora la mente, e da conſiglio Di ben pugnar nel ſuo forte ſicuro;

Che ſi mandi il timore in lungo eſſiglio, I frutto di Vittoria è gid maturo,

Lo coglieremo noi con picciol ſalto A la ricca lenetia,a quel Riuo Alto. . 17

La mae fid d' Imperio lo richiede, Necelſità vi sforga poſti a fronte Del nemico a pugnar, ſe date fede A le minacce de ĩ nemici conte, T'opo⸗ò Rana, od lVccel, come ſen riede Ala ſua Patria? hor voi peſate lonte Lo ſbrexzo del nemico, e fug giremo? Ne le tane, nel mare, ò'n aria andremo?

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Vi rimembra, chei ne hinn guidare Per l'orecchie i ſuoi popoli ſoggetti, A queſto hin vi parlo, e ſe oppugnare Vorrd alcuno i comandi,& i miei detti, Per le orecchie haurd il L A me, che tutti noi ſiamo coftretti A tentar fatto il Ponte la giornata, Che la Vittoria a noi dal Cielo data.

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for ne la Guerra oihan matura Gioua piu che la foraꝛ ed il valore, Ne la mia giouentu non è immatura La forte, che combatte a mio Tauhe, Se'n Guerra al(apitan buona wentura

Arride, come a me n'aſcriue a honore

Preſo il terren de i Veneti,& il mare

Dal Ponte al Riuo apritmi il paſſo appare: Ser-

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