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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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VvIGESIMOSECONPO- 264

,..130. Fe non che cieco di lontan Cupido Con ſuoi Garoni n'oſcuraua il Sole, Con lanciar frecce ala ſua Maga fido,

Maual arte de le infami ſtole/ Ma timoroſi ſpauentati algridvoo,

Eda i Campion fugati con parole, Come al fine ogni vitio a virtuù cede, Volta la turba Amoretta il piede.

. 135 Ounxela il pio ſtendea verſo il ſuo Padre; Diſe ei⸗ Scudier, non 8* ſeruo ti godo,

Fuggi hor, che ti conoſcot ah le mie ſquadre Per te non ſono armate, torna al modo Diben ſeruir, ritorna, ah, le leggiadre Non mi aſconder tue luci; ahi chio loda N tuo ingannarmi, ma il ſeruire approuo, Torna, ritorna,a me Scudier mio nouo.

131 2 0 136 Fugge quella Hofte inordinata, e ſparſaa Ma la lergine? gia ſcorſa nel Campo

Esl il timor ani l'angoſcia preme, Che'n ſembiana terribile è comparſa La Morte a conculcar quell empio ſeme; No la ſua mano a trucidare è ſcarſa, E ſi accompagna con le pene eftreme, A quelle man de i Venetiani acceſe A immortalarſi con le eccelſe impreſe. 217 13 2

Denere ſenxa piu chieder conſiglio Si mette in fugade penſa a ben ſaluarſi, Il Re la ſegue, aceorre al lor eriglio Il Campo de' Franceſi ad incontrarſi; Si vide piu crudel miſchia,ò bisbiglio, Se non che al Conte venne auuicinarſi

Avgenor col ſuo corno, e qui la trombpa

Il dolce ſuon di Pace a lui rimbomba⸗

1133.

AMa Barbara ompudme a tutti inante, Si che ne lo ſchermir,& in miraré, Mentre in viſta ſi ftaua al caro amante, Fu percoßia nel elmo, e, come appare, Fatal ful colpo, chel aperſe; errante Si vide il crine addietro nel girare; Che veleggiaua moſoo da quel vento, Che altrui recaua Paceↄa lei contento.

134 Milon, che nel feri⸗ del reo ſoldato

Gridoò, ferma; Aa tu non ſei Scudiero? Non finꝰ di parlar, che'l vago, amato Di Barbara egli vide il viſo vero E ſi appreſenta appreſſo, e ſuo fidato Amante, e Caualier ſi moftra, e fiero Contra quel feritor, ma poi ſi auuide, Che nel ſuo viſo il ſuo contento arride.

D'Agenorre, e coperta hal cri ne, el viſo,

Olaltro elmo cige il capo, e n'vſc vn lãpo

Da gli occhi, e parue dir: Queſtoè lauuiſo, Chio ſeruo fida; Hor vedi, come auuampo Sotto queſto elmo con roſſor, ma il riſo

Inſuona dolce,la mia gran ventura,(ra. Cbei ſcoprirmial mio Amor fud Amor cu

ScI lob 1 ℳ12 137 1 Angelo allborrichiama la ſua geute,

E riordina il Campo in vn ſquadrone,

Comanda, che la tromba di aue⸗

Di Pace il dolce ſuon lieta riſuone, E'y atto il Campo tutto riuerente Si moftri ai Paladin, quando il Campione

Naccolta! Hofte, e vnite le ſue ſchiere

Fece inchinare a i Frauchi le bandiere.

1OI SI9 135 on moſtra herm lalil⸗ ſi parte

Il Campo V'enetiano inuerſo al mare, Hor che de i vitij, e de la Maga ſparte Na le militie, d indi par volare; Poi che ſi ha auuiſo, cheòl horrendo Marte Co' ſuoi Giganti ſtaua per sbarcare

Nel lido di Venetia, ma che Dio

Lo trattenea lontan dal' Alto Rio-

1 39 ꝗli Egei liquidi campi Argo ſolcando

Non trionfò piu allegra de larmata,

COhe dal mare, a leſtelle iua poggiando, Per fretta,e per Dutoria, c' ha acqui ftata; Nel mard' Adria volaua trionfando

Via piu col vello d oro fortunata,

Che a la Vittoria d Augelo, e ſalute Contra vitij trionfa la virtute.

Il fine del vigeſimoſecondo Canto.