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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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258
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258 100 Se attendeua in su'l homero loſcudo, O' in su'l fiãco appoggiar la deſtra armata Hor pietoſo, hor ſdegnoſo, e dolce, e crudo La deſtrexXasl ardinla pietd innata: Fwero Paladin, diceas Conchiudo, Che la preſenXa, e ſua viſta beata Non di Martée,d' Amor' ægli è daello,(lo. Che a gli occhi d vno amãte ogni atto? bel 101 Da laltra paꝛte in diſperata miſchia Si combattea fra le ſperane incente, Eciaſcun racquiſtar forte ſi ariſchia Di Vittoria gli honor, le glorie certes Hor dẽtro al ſangue ſi volteggia, e miſchia La morte, e ſiteuean credenxe aperte, Che ne l vccider la Vittoria ſteſſe, Ma ne l' borror parea, che vaſcondeſſe.

4 102 Pieno era il Cãpo d' haſte,e d'armi infrante, Di rotti ſcudi, e fra quei ferri viua Carne tremarꝰ, e ſudar ſangue inante, Eil fremito de l' alme alto s'udiua, Di chi geme, ò pur ſpira, in tante, e tante Guiſe da corpil anima ſpariua, E i corpi altri morendo al ſuol riuolti Facean ſembianti borrendi de ĩ lor volti. 103 Da venetia per mar giungea ſoccorſo, Onde ſoli reggean vecchi prudenti; AMarte allbora in furor trama il diſcorſo, Pon freno a lalma, che nou ſi ſgomenti, Peuſa a la Guerra,& al periglio corſo IGiganti fugati, e s poſſenti, E che al fiu ron vergogua è ritirato Con lo eſercito ſuo ne lo fteccato. 104 Ap viltade, abi ver gogna, ed improuiſo Oſa con ſei Giganti al Alto Rio Varcarne il mares andarui auco deriſo Da la ſorte, e dal Ciclo,ò pur da Dio, Poi ſi indonna al furore; Va tale auuiſo Diſcopre a ĩ ſuoi, quindi animoſo, e rio, Andrem cold(dice egli) ad offondare Nel ſuo ſangue UVenetia,d put nelmare.

CA N TIOS A

105 Quinci parton nel legno,che al ritorno Traſſero da Venetia, ma nel Campo Qual grido? e qual furor? riſuona il corno Aletto, e ſtampa in aria aſcuro lampo; Que Obelerio grida,u mirò intorno Da lui fatta gran ſtrage: Io non gia ſcãpo, Diſſe, da voi rei Cittadini indegni Ditrattar Guetre,e metter frenoai Regni. 106 Ti riconoſco gia fratel nemico- Tra noi ſi parta la int entata Guerra, Io voglio eſſer compagno, non che amico, E Duce di Venetia; In me non erra, Come in voi quel Regal lignaggio antico, Ed ecco vn' pasta con la deſtra afferra, queſta alto gridoò: Se ho Regno incerto,

Mi acqui fterò vincendo il Regno certo. 107

Tu riconoſci al fin la Patria, e rendi, Replical'altroꝛa leil honor del ſeme, Di che ti vanti, o tralignar contendis Venetiaè madre,e ſiam lattati inſicmes pratel mi abbraccia hormai, la deſtra ſtẽdi Al tuo fratel,che del tuo mal ne teme, Ab ceſſt hormai P'ardir d' Ambitione, Veni a mercè, natura ciò ti impane.

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Tacque, e d inuidia l altro il cor ſi ſente Deutro bollir, quanto piu il mira grande, E huperator del' Adriana gente. Eh, riſponde, tua fama l'ali ſpande, Noro d walor dalOrto al Occidente, Ma ben' io, che Popre memorande Degne d Imperio ſon le mie conteſe,

Ciufte ribellioni, e giuſte effeſe.

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Qul inſligato il Ribel,(cidò detto) a fronte D'Angelo, da la coppia maledetta- De le highie crudelid' cheronte, Lira infernal, che'n lui holle ri ſtretta, Fdâ, chel' Ambition nel cor ſormonte, Si chel' haſta, c ha? mano alxa,& aſtetta- E fur viſte girar le Furie il braccio; Ma nellauciarla il cor ſi di giaccio.

Com.