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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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256
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256. ga7 Troncò il collo a lardito,e bel Fetonte, Cbhe ſi vanta dal Sol trar nobil ſeme, Eda Mercurio Fuandro il natal fonte Si gloria hauer, ma'vno, e l'altro ei ỹᷣme; Fa lalme vſcir, erge de ĩ corpi vn monte; Qua Britona crudele ha certa ſpeme D'imitareé il ſuo Padre; e dice: Marte EIdol mio, da lui preſi questa atte. 81

mpara hor tu quei colpi Martiali, Che ſuole vſar mio Genitore in Guerra; A cui Angelo: E tu proua hora quali Son rolpi de la man che manda a terra, Si impreſsero le piaghe aſpre mortali Al paxzo ſchermidor, che'l braccio afferra Co' denti, e parue dit: Me ſteſſo incolpo, Chi fere primo, ob quel di mastroèd colpo. 2 8²½

Scita vn figlio di Gioue vccide Marco Da Malamoccose Ghiſi,e Polo, e Baldo Da la fornaces allbor che preſe incarco Camilla a porie il ferro in ſangue caldo, Onqd ei nel cor diede a la morte il varco, Qul i Venturieri con l'animo baldo Irritauano l alme a degne impreſe, Donde la Morte hauea ſue inſegne ſteſe.

3.

3 Demogorgon, che vede dal ſuo lato Irreparabilmente il Campo ſciolto, Grida a uoi Dei: Tru vile, empio ſoldato Doue fuggiè Oud'ognuno è in fuga volto? Tutti non vi capiſce lo ſteccato; Ab gento pax a hor me ſeguite, io volto Larme mie cõtra quel, che par guerreggi Come Angelo, e dilà larme lampeggi. 34

Riordina ſue ſquadre, e fa ritorno Formidabile in Campo,& opportuno, Prende il temnpo,e diſtède il ſuo gran corno Contra Angelo,& inauima ciaſcuno,

A Tinuitto Cam pion, quai Lupi attorno,

Con maxXe haſtate,è con gli ſpiedi ognuno Ci sforgaua atterrarlo; dugrlo allhora(a. Sparge grã rãguen e ogni hor pius auualo-

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8p Rompe,& vrta la frotta,e ſi fan Hrada

Hettor Camilla,& Artemiſia vniti Con le Venete ſchiere, e con la ſpada Han Fauno, Eurimedonte, Aci feriti, Laſcian Demogorgon, che addoſſo cada Da vn gran colpo stordito ad infiniti(te, AMorti; bot fan Capo ad Angelo, et a Mar Oue in gioſtra crudel ſi proua ogni arte.

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Ala la barbara guardia de i Giganti Mette ĩ ſcompiglio ogni ordine di Guerra, Al lor Signor fanno argine d auanti,

Onqde in muro,dò'n fortezza egli ſi ſerra; Minaccian con horribili fembianti, Di chi s'appreſta ognun mandarne a terra, Contra quci ſette Eriſiton crudeli Ferro non punge, e non s'afſigon teli. 37

Quando itritato il gran Sulmon da ſpiedi, Da vn nemho contra lui d'haſte lanciate, Con vn ſalto ſi ſbicca, e ſotto i piedi Dieci n' vccide de le genti armate;

Poi la max za ferrata aggirar vedi

Qual turbo, che dirocca lemurate

Torri, ele Querce diramate laſſtau(ſa.

Al'Inferno, od al Ciel le innalz a,ò abbaſ- 883

7 Veneti lo incalcianoòs' fortex

Che egli s'adira piu, quanto piu mira, Che dal'Hoſte S'allunga, in lui riſorte Eire minaccia, e dal cor l'odio ſpira, Hor trapaſia, bor' atterra, e dona a morte Quel piu, che in irritarlo a gloria aſpira, Si ftringon ceuto in militar corona, Sulmon Sauuede: e lor cos' ragiona. 89

&h ſolitia pigliare in rete il peſce, 1ℳ

Gente ne l'alga, enel oil fango nati, Atal per vol, chell peſcare in van rieſce Con groſü peſci, che ſquarcian gli aguatin Tacque,eòl forte Canſon Ueneto u'eſce DHa la Corona, e nel fuo cor celati Penſier premeua d'atterrar Sulmone, Notoin fortex&a il gigauteo Salſone.i Corre