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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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254
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254 c A. NITO 7

660 Lo ſpadon, come vn' bafla in aria gira, Eſmaglia lelmo, e rode il gran cimiero, Crollò il capod Hettor, cbe'n ſe delira,

Sraà per cader, per deuiar ſentiero,

Ata Artemiſia vi accorſe,e t colpo tira

Dritto nel fiauco, e troua il core altiero

Quaſi d alta Vittoria, onde la froute

Gli abbaſßoa, ei cade,e fædi fangue vn fonte. 6

1 Toſto riuenne Hattorie, e la fua Spoſa

Mira col terzo genito a battaglia, Queſto era lo Spauentoʒil qual cruccioſa Hauea la viſta, h alterrore agauaglia, Ella increſpa la fronte,& animoſa Non temendo ſpauento, e ſpez xa,e taglia Larmatura al cnudel, che piu sananda, Ed'infernul vendetta bauea ſperanda.

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Da l'armi d' Artemiſia uſciua il ſangue,

Cbe irrigil ſuol;da Hettor ne chiede aita,

Oncd egli in furis manta, e ſe ben langue Nel volto, nel ſuo cor l'anima inuita, Che vada, e reſti il crudo Cane eſangue, Che tra il petto,&y il cor ſenti ferita, Onde in braccio di morte lo Spauento

Il corpo diode a tonra, e l'alma al veuto.

63 grida l'altro, o crudeli, ed eceo il quarto⸗ 2la gioſtra vi sfida; lo fon Tenebra, Che vi porta la nottas Io non mi parto⸗ Fin che d' ambo non chiuda la palpebta, E cosl detto da la bocca parto Spira dia infernal; ma vaga,&ebra Artemiſia di ſangue vrta, e tempeita ſta. Cot fero, trettorre al ſuol tratio il calpe- 64 Doloneé è il quinto, el ſeſto Pertinace, Moueſi quel da dittro,e questi a fronte, Artemiſta ſi volta a quel fallacę, Che ftolto nel furor par, cbe s'affronte, FE lo ſuena col brando,el'altro giace Per man d' Hettorres ll ſettimo Acheronte Vide morti i fratelli, hos laſcia in Guerra Cemto eſtinti cola corre, e s affera.

6 5 S ſeco in arme ſtretto horribil fumo Spirò nel ſuo muggiar, come d Iufernos Diſſe: O fratelli d ira io mi conſumo, Chell frutto a voi nau reſi, el prò frateruo, Non vindicai noſtre onte, ond io preſumo Anzi morir, che la morte in eterno Laſciare inuendicata, Ehb voi chi ſete,

Ch'vceider d' Acheronte i Dei credete 8 66

que fto dire i duo Guerrieri al paro Vabran le ſbade vnite entro ala bocca,

E lo ſplendor tra il fumo apparue chiaro, Qual fulmine paſſare entrõò a la rocca Come in cauerua i brandi loro entraro Qual ſaetta, che paſſa, e fuori sbocca, Portando focoe ſangue da la gola, Eutrò la mortee gli tronaò parola.

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7 Ere bo, che fard? Dice: Soſtieni

Demogorgon la cura di tua geute; Mira hai vifto cold tutti i miei beni, Le ſette vite de miei figli ſbeute? Haſta mia, che ſardẽ doue mi mena? A puguar contra il Cielo? ahi che dolente Il braccio ti rag giras&i facciamo

La vendeita de figlis&h voi, vi chiamo.

68 Non tagliate cold, cbe meſie è in herba Di quei gioueni, a me, poicheòl mio ſeme Diſenſo hauete, a me pugna ſi ferba, Negarla non douete,(e parla, e geme) Vagliami tramontan vira aterbaa Di vendetta‚e di męrta è la mia ſpemes Prouate mòô,˖ ſel' haſla ancora ſuobe Portar eſſetto de lo mie parole. 69 Stettero immoti a quello horrendo aſpetro, E quaſt lor ſegud del d! Occaſoo AMal haſta, che auuentò, dal molto affetto Moſſa parue apportar di morte il caſo, E contra gli Spoſi vn vano effetto Tra i quali in mezxo ella volò, rimaſo Al vento il colpo, ma portò la morte A chi de lo ſpiran ſerrò le porte. A quel