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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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. 1 la arf; ſe interrompe anco la voce Artemiſia col pianto? abi, che Vittoria?

VIGESMMOS ECONDO.

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Ad incontrar la marte andiamo: Oatroce, Segue Camilla, èil mio dolor, Tal gloria Si deue in arme al mio ſpirto feroce? Ripiglia Hettorre: OQamara è la memoria

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10s. gia piu d'appreſſo fulminala ſpad,=

Se' Re comanda ad vbbidir, che tardi? Dice, la manoa te quel braccio cada COrudel ſeruo di Maga; Ate che guardi, Ed ecco l'oochio ſan,& hor hor ſen vada Ad incontrar la notte con ſuoi ſguardi,

De le mie impreſc glorioſe in Guerra,

O Badre,o Spoſa, e qual Aaga ci atterra? 11

Dunque ſon le catene, e queſti i nodi, Che teco, o Spoſa, a le mie noze ſeruo? A cui la Spoſas Ahi hen fallaci i modi, Onde Amor ci legò duro, e proteruo;d Angelo a lor: Non gid remete ghi οdi

Bar bara doue ſei? n andiamo a morte; Barbara ti attendiamo, eh doue?e tome Ci abbandoni? Eeco voceʒe sode forte, Cbe grida aſbetta, aſpetta; O voi le fome Deponete, e slegate le ritorte, Che Agenor non è vinto da la Maga, Cosꝭ il Re di ſaluar! Heroe r'appaga.

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Agenorre eral vltimo dei rei, Si che innani gia tutti eran paſſati,

Giunge a i Giganti Barbara- O vos Det

Omdbre d' Iuferno, e ſtimolo ai peccati,

Dice, e duo ſtrali auuenta; Feco colei,

Ch'obbidir vi fard Atoftri ſpietati,

Ed ecto a Pyncader da bocta ĩ denti,. A l'altro vn'ocehio,e ſtarneambo? tormeèti.

14.

Quindi attorno di lei fortad lalure Cb'atterriſce i Giganti, e lei conforta, Qui ſplender fu deduto Angelo Du ce, Ch'a lei'ardir', ola vittoria apporta,

Toi che l'alma ſua faccia vn raggio adduce,

Cb'altri omenta, a lei corag gio porta,

E militar por lei quaſi fu viiIio

Corpo di luce daltri lumi miftou

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Cos priuo de gli occhi egli cadeo Morto, qual da fanciullo il Fili ſteo. 15

Daltro qual tronco ſena rami grida,

Qual Lupo vrlar ſuol da ſuoi Lupi lunge, Barbara accorta, anzi il nemico vceida FKlega il ſuo Padre, onde Agenorre agg PEr affronta le ſquadre, che in lor guida Del falſo Inferno; O quanta ben conſeruo Vehe onee e, 3 8 Dẽtro 3 mia mote, che auuerrd, Speriamo; Dice Agenorre; a Dio d vnirmi io bramo.

12 & Barbara dou' 5 ſi ſbiega il none, inn

Con l'arme tolte a quei ſieri Giganti,

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eb fuggi s? dice il lor Franco Duce. Toglie ei nel dire al mentitor la vita, Ela parola inſieme: Ahi mira lucex

Dice Barbara, Dio ci preſta aitas

Si crede come ogni huomo Augelo adduce

In ſua cuſiodia, chel alta, e infinita ProuidenXa eccitaſſe a la difcſa

De gli innocenti ogni Angelo a conteſa. 18

D'An gelico folgore in fuga volti, E vcciſt in parte da le ſpade ardenti, Qul da Barbara dieci, e la ſon tolti Da vita trenta da Agenorre ſpenti; Piu ld contra i Giganti al fin riuolti Per ſaluare i compagni non fur lenti,

Oude il prode Campion quegli Orſi afferra In beu tremenda, e ſanguinoſa Guerra.

19 G⸗ VBarbara, che i prigion l'vn Paltro vide

Far foradi slegarſi; Angelo il primo

Scioglie, e dice: O Signor, d, Dio ti guide

Ala Vittoria; hor mira, ſe io ti ſtimo,

Piglia la ſpada mia, queſta, che vccide

Giganti, e'n tua man fatale iſtimo,

Ld combattel amico, Angelo allbora

Si ſcuote qual Ceone, eſi rincora. Ii

Eran corſe pin innanis II Duce giunge

Fa ſcorta a la ſua figlia, e corre innanti.

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