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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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60 Votanol'alme a Dio dis grand'opra, Aada Agenor conſidano la tela, Che ordiſca accortamente il ilo ſopra, E la trama di lei con ſua loquela; D Angelo a la preſena ogaun s'adopra Contra la Maga ad eſclamar querelas Staund attenti al viaggio, chei diſſerra Dal d', che Imperator fu eletto in Guerra. 61 Doue fu quelche vide, e come inteſe Dal Romito i celesti auuiſi,e ſaggi, Con quel Moſtro matin le eccelſe impreſe, Cõl Hidra, e quegli huomini ſeluaggi, Il diuieto a la Donna, ell dir ripreſe Col teſſer argomento de i viuggi Per lo ſuo morto Aſcanio,& il tormento, C'hebbe legato al morto eſpofto al vento.

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62 Ala nel vſcir da la prigione oſcura, Abi, che il Mõdo mi ſembra vna ampia Piena d atro color, di rea pittura;(ba Odo, che il Ciel di notte alto rimbomba; Quindi s'arriccia il crine, eòl cor S'indura, Abi, de le Furie la Tartarea tromba Toccata il foco ſpira, e vn ſuono intuona, Che altre Furie dal Baratro ſprigiona. 63 Ne la notte medeſina il ſiero Marte Per racqui flar l'honor perduto in gioſtra, Co'ſuoi Giganti tacito ſi parte Dal po, paſſa il mari fa horribil moſtra, E col ſuo horrendo aſpetto in ogni parte Furibondo aenetia ſi dimofira; Ch'vna man tratta il ferro,el altra il foco, Spade ei la amma, e! ſangue in ogni loco. 3,

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Sopra Venetial'aria è tutta acceſa D'vn vapor, che di pece il fumo eſala, C'hora ondeggia pl aria, hor forma ha yſa D'n Mongibel con vna ſtriſcia, ò ſcala, Di colle in monte,d d'una in altra aſceſa, E s'ode vn tuon ne la cele fte Jala 8 da bocca di Drago eſce tonante,

Che curua il dorſo,ò pur ne ſcuote 4tlaãte.

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Quindi riſorge ſubita procelga2 Col fragor, che mai sẽpre, òſtride, ò geme, Stridor di morte,e gemito, ch'appella Felici i morti, e i non mai nati inſieme: Creſce lhorror, che le Furie rappella, Ch'al primo aſpetto eſtingue ogni alta ſpe- Se non che tutta la Cittd commoue,(me⸗

Ei magnanimi cori a Guetra moue. 66

Quando a le veſpe ne le eaſe amaõte Entra il fumo, ò Siaggira eutro il Ferpète, A ſtuolo, a Ftuolo eſcon d aculeo armate Per ſcacciare il nemico in pugna ardente, La nebbia apron del fumo infuriate,

E fan ſuſurro, qual d'acqua bollente,

Pungon la Serpe, e ſon vincendo vinte,

E reſtan nel ferir mordendò eſtinte. 67

Doue AMarte piu ferne il hier Salmone, Quaſt egli foſſe mietitor di vite,

Monte di morti vn ſopral altro pone, S porta in froute oꝛbra, e terror di Dite; Ne le contrade anguſte par, ch intuone La voce, el mare a la temperta incite Con vn rag gio di foco,od è ſaetta

Tre higli con la madte arder s'afftetta.

6⁸ Pouera madre, e ben felici figli

Morti nel ſeno, in cui concetti furo; Premeua ella al ſuo petto ne i perigli, E ſeco ognun pur ſi tenea ſicuro; Quegli,o ha in man di morte i fieri artigli, quegli arſi cader dal alto muro, Le braccia ha come ſpiedi, entro al balcone, Ona ei ſoffoca, vecide, in fuga pone.

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9 Alarte a la Piaxa,& al Palaxxo Regio

Giunto con altri tre fieri Giganti,

Traui dorati abbruccia, e far diſpregio Ai ſacri tempi par, h'egli ſi vami, Ne la imago di Dio far facyilegion Le feree porte ala ſua man tremanti Stanno, ma ſcoſie dal poſßtente braceio(cio- Le atterra, ond empie a tutti il cor digiac- k. Sar-