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VvPGESIMO.
70 SFarma la guardia, e dal halcon ſoprano Grida arme, a Parme, arde Venetia,è preſa, Da loggia in ſala armati a mano, a mano
Corrono ne l'oſcuro a far difeſa; Se non chell foco,e l'arme di lontano
Rendon terrore, e fanno a gli occhi offeſa; rro caccia,², TPar' habbia cento mani, e cento braccia.
La Briareo, che doue il fe
7 Da la confuſa calca de Soldati Le tenebrè palpabili ſi fanIno;
Ma il Gigante tagliando ĩ corpi armatj,
Cbhe ne l'oſcuro immobili ſi ſtanno,
Penſa l'aria ferendo raddopplati Eſger di carne i muri con in ganno,
Star muti,e non reſi ſter, non dolerſi2
Per horror, come in fal eſſer conuerſi.
22 Trapaſſa adentro Marte, Ardere i morti,& arrofi
e dietro laſcia
itſi i viui,
Solo a ſua vi ſta fa cader d'ambaſcla,
S'odeil ſangue ſgorgar dai varij riui; Eutra ale ſtane Kegie, e qud rilaſcia
Le man tronche con altri ſemiuiui
Di chi inclinaua con la fu
ne d'alto
Tre ſigli cou la madte al mortal ſalto.
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Sopra pietre percoſſi, e:utti infranti Porgean crudo ſpett acolo,e pietate, Miſero Padre ſi mirò qauanti
Cader le mani in teura ab Abbandonar la fune aic
Quei morir con la madre,o crudeltate,
bandonate, ari in fanti,
Di quelle mani, a cui ſtauan ſidati MNon volendo da lui preci pitati-
„„„ 24 II Duce ode il rumor
Gli parue arder nel
E fatta a gli occhi ſ Eſſer vide Penetia:% n
Se Dio ſua Gratia ſopra!
oi via piu vicina
e: 10 non mi ſogno Dicea, la Datria mia poſ lasne
a n ruina, ei non pioue,
Tuttol Inferno contra lei ſi moue.
che pꝛ ima in ſogno aeparu et net mar Donua Regina, L aria ſgorgar&ràα,pioggia al ſuo biſogno
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77. ci ſi ſueglia,e da vero il lume vede, Che parea foco,e ſente horribil voce, Corre al rumor', e dal balcon riuede Globi di fiamme, e'l foco vſcir veloce, Ode il nemico piu vicin col piede Romper le ferree porte, e'n viſo atroce
SFi moſtra al Duce, che a la Chieſa fugge,
Atarte viſta la preda‚ ed vrla,e 1ugge.
75 Due volte il Duce vappoggiò al Altare,
Ben tre volte impugçnar cercò la ſpada, Ma nel entrar di lui pargli mirare Ombra di morte,ò fulmine, che cada, Ond egli a Dio proſtrato ad adorare Stſi lieto, ch'a lui lo ſpirto vada,
Di repente il fellon fere, e tempe ſta, El capo tronca, el ſacro loco infeſta.
77 1 Daßa, e non cura, e'l foco, el ſangue meſce,
Hor baſſo,hor' alto nel palagio corre,
Elsadgue, el foco al ſuo apparir piu creſce,
Laſcia la Keggia, e per la piax za ſcorre, E percheè vota, incrudelir gli increſce Con ſiamme ne le caſede ne la torre,
Che porta in capo! Angelo cuſtode,
Quauto alto il focoò piu, tanto ei piu gode. . 78
Tifeo col proprio crine vna Donx ella Straſcinaua,& in don la porge a Marte,
Come ella di ſua Denere piu bella, Ma s'accorge il erudel per ogni parte Stratiata eſangue non parea piu quella;
Ben di Guerra,e d' Amor diuerſa ò Tarte,
Diſſe, perche goder di te non poſſo Ioſquarcio i nerui, e rompo olſo con oſſo.
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Auteo lanciar piu la ſi vide in alta Da gli altiſſimi tetti, oue era aſceſo, Steſte, e corpi, indi ſpiccare vn ſalto, Ch'ognun parea cader da gli aftii acceſo, E piouer di la s ſanguigno. ſmalto, Ma poi cade egli, e per lo graue peſo Nel tetto uon puotòè fermar le piante, Sruinòd, come al diluuio Atlante.
FHor
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