8 DECIMONONOS. 120 125. O fortiſſimo Duce quel, che gioua PFu condotto a la carcere,e veduto E cid, che piace a Grandi, à propria legge, Lamicoza lui fe con le braccia vn nodo, Si taccia il re ſto⸗ Hor qual triſtitia proua Traſſe vn ſoſpiro, e ſciolſe vn parlar muto,
Il mio cor, la mia mente ella ſi legge, Che ſenxa il lagrimar non troua modo, Si ſcorge in fronte con moleſlia noua; Cbe'n suù le labbra il dir quaſi? perduto Patien&a, che'n tel'ardir corregge, Dai ſoſpir,ſi che il lor parlar non odo; O magnanimo abbraccia, che'n preſenxa AMa al rumor de le trombe,al'aria rotta edrai Dio fulminar per linnocenaa. Seneo in trionfo Lenee condotta. 121 12 Sta'n catene Agenor, le belle Arciere Ecco pompoſamente alar vedre fli
Fra tante elette al mar ludibrio ſono; La Regia fronte nel trionfo altera
SFexgue il Duce Latin; Dele Guerriere Venere, apertol elmo, i rai celefti
Camilla ſpecebio, e gli altri in abbandono, Scoprir d vn Sole armato,e d' vna sfera, Stanno i prigiani in man di genti auſtere, Al caldo fiato?a lo ſpirar direfti⸗/,
Et io ſopporto? E sꝰ lerror condono? Qul eſſala vn grato odor di Primauera,
Và fortiſſimo, e pugęna,&l tuo valore Da la gratia de gli occhi vn lume n'oſce,
Porrd al luferuo, non che al Re,terrore. Cbe al candidoil roſtor beltà n'accreſce: 142 127
Preſer dal DHuce nobile con, edoo, Eicamato eral elmou auree flelle,
Ein ruͦ le labbra oppreſſi hanno i ſoſpiri, E di ſopra vna faſcia attorno gira,
Commiſerando a la ſua ſorte: Io cedo, Come ſcopre il Zodiaco le belle
Dißee egli, a Dio, poi ſian duri i martiri, Imagini,& il motto in lui ſi ammira;
Atrociſimi, a Dio mia vita io credo. Stanza qud il Sol ne le ſue varit celle;
Qul ginſe Araldo, e dice: Ache piu aſpiri? A viſo ſe balena, ò pur s'adira
Se ti rendi ogni error ti ſi candoua, Sdegnoſove minacciaſo di coſtei
Larme, il Caual, la vita il Se ti dona(. E l'ira Fteſſas gran behesd⸗ in lei. 123..
Ani io mi rendo, ma non venrosd reſo, Splendente di Kubiniè?l aurea cinta, Come ſi penſa il Re, ma perche fildo Da cul pende la ſpada ſua ingemmata, Corro a ſrauar lamico del gran eſo⸗ Alei s'aſſibbia in torta Luna auuinta, Oude accoppiato ad Agenor con do, Illato la faretra è dentro armata, (Diſſe a lui) che'l mio ponor ſen reſti illeſo, Moftra i fatati ftrali, e ſid dipinta E qual con tale amicosſe io m'annido Con vario ſmalto,e vatie gemme ornata, Caſo hia amaro con mortale ſcoſſa Nel dorſo al ſuo Corſiero vn manto d'oro Santa amicitia, che alleg giar nol poſſa? Fin' a terra Lnoſ2 il bel lauoro.
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Qual de penſieri, o piu di voglie vnita In ſe ſteſſa raccolta, e poi ſeuera Auuien, che'l corſo piu felice arruote Inaſpra il ciglio in maefid Kegale,
De la tra ĩ cari amici heroica vita? Duci accoglie in humiltade altera, Santa amicitia alleggerir ben puote E gode del applauſo trionfale, 4
Di vicendeuol fo, damor munita In mexzoal Hofte l'aurea ſua bandiera La ſalma, che il comun dorſo ci ſcuote; Di vittoria ſi ſpiega, che dir vale:
Ali rendo, el collo ſottopongo al gieovo Vn braccio iteſo,i fulmini che pioue,
Di te ſanta amicitia,a morte, al ro go. Col motto: E braccio del tonante Gioue.
E 6 2 Sapri-
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