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50 Non vi riprego, perche imperio hauete
Sopra il mio Imperio, e ſia la voſtra voglia, Chi potr ſoftener ſe vinta ſete? 4 Dica il mio coriſe ſpaſmera di doglia,
Se con voſtra arte, ò con valor vincete, Sappiate,l odio ad armeggiar vi inuoglia, Ma poca gloria in mia preſena fia Voſtra Dittoria ala Corona mia.
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Mi ſaria piu di bonore il differire, Preſa Venetia a voi piu honeſto fora, E da me piu iſcuſabile l'ardire; Comãdate, ch'io mi armi, e mi armo hor bo Faròmmi leęge del voſtro deſire;(ra, Riſpoſe: Ecco la luce, eccol' Aurora Prendete larme,o Resſete conuinto Pace a voi ſia; Vi aununtio, c ho gia vinto.
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Reſta afflitto il buon Re, che incatenato Ha il voler col voler de l'empia Maga, Qual foco attorno l'eſca arſo, infiammato, Qual lago, ch entro a ſe medeſmo allaga, Qual mar, che ferue entro al ſuo ſenta rba La mente è? del deſio ben tanto vaga,(to, Che ondeggia inqueta nel ſuo vano errore, Infermo òl ſenſosò pur vaneggia amore.
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Laſcia le piume,e;'vnge con licore, Che può dal ferro mantenerla illeſa, Aſſicurò il Deſtrier nel ſuo furore, Che ne gli incontri non ſortiſca offeſas Con quei ſuſurri proprij a tal fauore, Che larte ſuol da Pluto hauer difeſa, E mille aggiunſe Magici conceuti A sforar la natura,e Ciel poſtenti.
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S'oſcurò ben tre volte il uouo giorno Per non mirar quegli innocenti oppreſſi Da incanta ingiuſto cõ piu ingiuſlo ſcorno, Di chen' hebber pietade i Cieli fteſſi: E'bor'ide tibie,e i timpani d intorno, Ei ſuon di trombe d altra parte ſpeſſ Rompono l'aria, e deſto ognun ſi moftra Armato in Campo ad arumirar la gioſtra.
2 Al ſegno,& a lo inuito la Regina Venere ſi ſcolora, e da gli amori Ale minaccie paſia, e lodio affina; Si cangian le bellezxe in rei furori, Spira da gli occhi d ira vna fucina, Da la cui fronte eſſalano vapori, Qual di Cometa minaccioſo il lume, Rende la luce in horrido barlume. 16— Dedroò ben lei bruttare i crini ſparſi Entroa la polue, e poi del mal ſen rida, Che poco danno ſia meco a uffarſie Ben toſto,(dice) ſoſterrò disfida; Mal cauta Donna ardiſce appareggiarſi A ſi alta Dea, che nel ſuo Dio confida, Onde non patirò, che ella piu viua, Giu ſtamente da me fatta cattiua. 57 (on vn tronco parlar Marte concorre Formidabile, horrendo, inuitto, e crudo, E comincia il ſuo duolo,e l'odio eſporre: O de ĩ rĩpoſi miei fidato ſcudo, O mio dolce piacer vorrai preporre Tua armata deſlraa queflo corpo ignudo? Ab, che ſei la mia Diua, la mia Pace, Tocca a me il guerresgiar, s'a te pur piace- 3
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&d ella⸗ Ben ſarei di Regno indegna, Negando ad vna, qual ſon' io⸗la gioſtra, Contra i quattro conuien, che meco vegna Marteset Aleide, e voi mio Kege ĩ moſtra, Voi Caualieri eleg gobe vn ſoſtegna, SFe io cado, la conteſa in vece noſtra, Larme al piacer d ognun; Sia'l Cãpo ijſto- Dei Parthi al yſoĩ armeggiar mi appſto
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(iò detto i Caualier de la dishida Son chiamati ad ydir di gioſtra il bandos Alto ſi ode intonar: Chi ſi confida Di ſoflenere,ò mantener col brando, O'con altre arme d'armeggiar saſſida, Sappia, chel vincitore haurd in comando: Et in catenei vinti, e! vn, che cada
Da Caual,perda col Caual la Spada. Stanno


