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eArderdafin c hò vita il nobil gelo
Per propugnare il mĩo sbattuto honore,
Vindicherò le ingiurie al chĩaro Cielo, CObhe mi furon mal teſe ne lhorrore; Ma flate voi, perche qul mi querelo? State a mirar de i miei, él mio valore, Quefi'ò'*¹ campo vicin, qui ſid la Maga, Qa³ Re fefteggia con s bella vaga.
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Fin qul vi ſia eemeeſf bauer parola Con la Ribella, acciò ſe ira ferue De la Maga, che in me ſi sfog hi ſola, Mirate l Hoſte: A P'otio qud ſi ſerue; Qui fid colei, che la pace mi inuola, Cotra noi trama inſidie empie, e prerue,
Dal Cielo Dio falminerd ſaetta,
E per noi ſcoccherd giufta vendetta.
32 (oò dettos piena d alto ardir ſi parte, E gli occhi balenar fur visti allora, Qual ne la Guerra il minaccioſo Marte. I pio Campion sadira e ſi auualora, AMinaccia il Re,la Maga, e ſi diparte Qual'ò ſdegnoſo,& amoroſo ancora, Per lei nel cor saccende vn cafto amore, AMa contra quei Tiranni ira,e furore. 35 Non men Venere pronta, e piu ſagace De la gioftra attendeua il certo giorno, Edal Inferno l'empia,e falſa pace Ne conquiſtò con mille Moftri attorno, E ne le uotti precedenti audace Le Serpi de le Furie,e Juaſiò il corno, Meutre la notte in Ciel fa il ſommo giro, Qarmi eſſecraudi contra Dio s'οdiro.
34 — Quando bor la Maga ſcalza, ebra, e diſcinta Vſcio con chiome ſpaxſe al tetro lume, Adorò il Capro, ad ogni male accinta Suſurrò incanti, e fleſe al Giel ſue piume; D'on horrendo color quaſi dipinta: Tre volte, e noue il crin saſperſe al hume, Sein ſena parlar le labbra molſe, Elo Inferno a quel dir tutto commoſße ·
CoA N TIO
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In terra fleſa a le infernali Porte. Batte,e richiama con ſuperba frontes Poi diſſee O voi Spirti d' Iuferno,o ſcorte De mirandi prefligi, oſcite pronte⸗ De la Tartarea Stige ombre di morte, Vindicate tſmodei le mie voſire onte, Que tia a enere Dea Vener ſucrata V adora, inuoca, a voi viue ſol nata.
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Daite, vdite,o voi, che tanto oſaſte Combatter contra Dio, ben tanto ardiſte, Prole, che tanto il proprio bene amaſte; S) voi, che'n Ciel l' Hoſte tremẽda vniste, Con voglie a dominar diuint e vaſte, Voi, che al ſoglio di Dio laſtrada ambiite, Almenod' emular Sede ben degna Il voftro ardire Angelico vi inſegna.
37 Qul ſupplice la mano, e gli occhi volti Al gran Tartaro Re con empia mente Vota l alma per far,ch egli la aſcolti; Per quel ſangue s! dolce,& innocente, C'Herode ſparſe, ond' io da vita tolti MN'hò piu di lui ſcannati crudelmente, (SCoggiũſeꝛ) e p quelle armi,& il ſermone, Che mi concedi a far con Dio tenone. 3 ½ Ecco, ecco s'apre il baratro, e concorre Ogni Nume propitio al fauſto incanto⸗ Comando s!, vgglio mia vita eſporre A la Tiatira, M douete in tauto Da la mia vita ogni periglio torre; Voglio, che mia Dittoria,e voi mio vanto Siate di s alta impreſa, e le ſaente Con voftre man ſian moſſe ale vendette- . 39 (ol comandar vi aꝑgiunge lempie note, Qui la sferza fatal ſibila, e rende Vu rauco ſuon, che lingua dir non puote Se infernale non è quello, che intende?: De le ſaette(diſſe) il ferro arruote E ſia lo ſpirto in cui l'odio pᷣaccende. Che'l ferro lor ne la ſacra Palude Sommerga, e tinto ſiad alta virtude. Sia


