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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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eArderdafin c vita il nobil gelo

Per propugnare il mĩo sbattuto honore,

Vindicherò le ingiurie al chĩaro Cielo, CObhe mi furon mal teſe ne lhorrore; Ma flate voi, perche qul mi querelo? State a mirar de i miei, él mio valore, Quefi'ò'*¹ campo vicin, qui ſid la Maga, Qa³ Re fefteggia con s bella vaga.

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Fin qul vi ſia eemeeſf bauer parola Con la Ribella, acciò ſe ira ferue De la Maga, che in me ſi sfog hi ſola, Mirate l Hoſte: A P'otio qud ſi ſerue; Qui fid colei, che la pace mi inuola, Cotra noi trama inſidie empie, e prerue,

Dal Cielo Dio falminerd ſaetta,

E per noi ſcoccherd giufta vendetta.

32 ( dettos piena d alto ardir ſi parte, E gli occhi balenar fur visti allora, Qual ne la Guerra il minaccioſo Marte. I pio Campion sadira e ſi auualora, AMinaccia il Re,la Maga, e ſi diparte Qual'ò ſdegnoſo,& amoroſo ancora, Per lei nel cor saccende vn cafto amore, AMa contra quei Tiranni ira,e furore. 35 Non men Venere pronta, e piu ſagace De la gioftra attendeua il certo giorno, Edal Inferno l'empia,e falſa pace Ne conquiſtò con mille Moftri attorno, E ne le uotti precedenti audace Le Serpi de le Furie,e Juaſiò il corno, Meutre la notte in Ciel fa il ſommo giro, Qarmi eſſecraudi contra Dio s'οdiro.

34 Quando bor la Maga ſcalza, ebra, e diſcinta Vſcio con chiome ſpaxſe al tetro lume, Adorò il Capro, ad ogni male accinta Suſurrò incanti, e fleſe al Giel ſue piume; D'on horrendo color quaſi dipinta: Tre volte, e noue il crin saſperſe al hume, Sein ſena parlar le labbra molſe, Elo Inferno a quel dir tutto commoſße ·

CoA N TIO

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In terra fleſa a le infernali Porte. Batte,e richiama con ſuperba frontes Poi diſſee O voi Spirti d' Iuferno,o ſcorte De mirandi prefligi, oſcite pronte⸗ De la Tartarea Stige ombre di morte, Vindicate tſmodei le mie voſire onte, Que tia a enere Dea Vener ſucrata V adora, inuoca, a voi viue ſol nata.

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Daite, vdite,o voi, che tanto oſaſte Combatter contra Dio, ben tanto ardiſte, Prole, che tanto il proprio bene amaſte; S) voi, che'n Ciel l' Hoſte tremẽda vniste, Con voglie a dominar diuint e vaſte, Voi, che al ſoglio di Dio laſtrada ambiite, Almenod' emular Sede ben degna Il voftro ardire Angelico vi inſegna.

37 Qul ſupplice la mano, e gli occhi volti Al gran Tartaro Re con empia mente Vota l alma per far,ch egli la aſcolti; Per quel ſangue s! dolce,& innocente, C'Herode ſparſe, ond' io da vita tolti MN' piu di lui ſcannati crudelmente, (SCoggiũſeꝛ) e p quelle armi,& il ſermone, Che mi concedi a far con Dio tenone. 3 ½ Ecco, ecco s'apre il baratro, e concorre Ogni Nume propitio al fauſto incanto⸗ Comando s!, vgglio mia vita eſporre A la Tiatira, M douete in tauto Da la mia vita ogni periglio torre; Voglio, che mia Dittoria,e voi mio vanto Siate di s alta impreſa, e le ſaente Con voftre man ſian moſſe ale vendette- . 39 (ol comandar vi aꝑgiunge lempie note, Qui la sferza fatal ſibila, e rende Vu rauco ſuon, che lingua dir non puote Se infernale non è quello, che intende?: De le ſaette(diſſe) il ferro arruote E ſia lo ſpirto in cui l'odio pᷣaccende. Che'l ferro lor ne la ſacra Palude Sommerga, e tinto ſiad alta virtude. Sia