CANTO DECIMOOTTAVO. 1
A prudente Ca- milla inteſa no- R ua, Che gli Scudieri C. Juoi gran tempo NM aſcoſi, 1 Sian nemici, hor' amici e noti a 3proua
In Guerra,& in Amör vittorioſis Rara,e ſlupenda hiſloria onde ſi approua Con graue ammiratinn,ehe ſian gli Jpoſt; Nodo tal de le noxe in lor ſi ſerra,
Cbe diuider nol può morte, ne Guerra-
2 (don lieto viſo ella gli Spoſi accoglie, E dice lor: Felici voi, che al ſine, Je ben la Guerra il ſommo hen vi toglie, A la fortuna hauete preſo il crine; Chi ſard, che diuida voftre voglie Incatenate con virtu diuine? E con nodi d. Amor sh glorioſi, Lalme inneſtate in rami ³* amoroſi?
3
iſera ed io, per quauto la mia vita Si eſtende in giouentu fatta virile, Famiglia attendo, da che ſono vſcita, E3 Genitore al ſan gue mio ſimile, O madre, che m' haueſſe partorita, E memorar conuiemmi vn puerile Mio ſtato da Lesbin detta Latina SenXa Patria, e del Ciel ſol Cittadina.
2. 4
Dimmi Leshino altro giudicio farſi He la naſcita mia noa ſi può vero, E non può la mia ſorte variarſi, Che ĩo Veneta non ſia, come piu ſpero, Dal loco piu vicin dee gemaleirſ Cbel Corſal mi rapiſſs al duro Impero Di Barbaro Signor, di ſſrana Fede, Credo io Venetia eſſer mia patria Sede.
195
Tenera e molle in puerile etaqte. Prouai ſpauento,& ſommo horrore iaſano Leſſere in man de ladri, e quelle amate, Riue de la mia Patria a mano amano (Abi meſchina ĩ quella empia crudeltalc) Il mio ſangue ohliai, col lido, el piano Il mio nome ſerbai, ma a gli ſpauenti Poſi in oblio la caſa, 74 miei parenti.
La Dio mercò, gratia a Lesbin ritolta Dale man de Corſali io crebbi adulta Ne leman di si dolce huomo raccolta, E'l bel Pinetto ba gloria, e meco eſſulta, Che da gli arbori ſuoi ſuelta, e poi tolta Nele cauerne ſue mi tenne occulta,
Da henetia i ladron mi hanno rapita, Ala non ho veritd, donde paxtita.
7.
Solo vn monil,‚ che al collo a me pendeua,
Del Padre, e de la Patrid fard fede,
Hor ſia il tempo felice, ſi ſollena
Il cor, ſe a voi lo moſtros bor Dio preuede,
Eldeſiderio mio per voĩ doueua
Forſe adempirjſe a voi la gratia diede
De la recognition fatti feliii
Fra gli odij, e fra 4 amor nemici, amici.
Eccolo;&d Artemiſia: E ſimil forſe, Com'è'l mio, che ti moſtro, a queſte note Vna mano la induſtria vi concorſe, E vna fattura par! vn l'altro annote; Cedan le male ſorti a noi traſcorſe,(te- Non d' Armonia il monil, ch'ella hebbeĩ do A noi porta odij,& infortunij,e Guerre, Ma par, che a noi la Pace il Ciel diſſerre.
9
Deneti ſiamo da vna Patria nati, De' Genitori tuoi miglior fortuna Il tempo apporti in d piu fortunatis Camilla a lei: Non mi laſciar digiuna,— Almen dimmi, ſe credi, ſian donati Da vna mano i monili, e ſe dal vna Prouengono, io direi, la donatrice AMano di Madre, o'l dou di pia Nudrice. ˙5b 2&l


