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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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S&de*temiſia: Mia Suocera è deſſa, La Madre del mio Hettor, ch'è qudò mio Tale me lo donò, dunque eſſa ſteſſa(Spoſo, Fia pianta vera del mio ſeme aſcoſo, Dice amilla:& madre a me forſe eſia, Ma al fauellar di ciò fatto noioſo Angelo, che connobbe il lor monile Tagliò il filo al parlar lor femminile.

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Sdiſſe: Hor' ſia la Patria a noĩ comune,

Contra la qual Guerra, la Guerraè preſa;

Debh vi proſperi Dio miglior fortune; De l'aſſediata Patria a la difeſa, E vi eſorto, e vi inuito, onde opportune Le noſtre armi a nemici estrema offeſa Fulmineran, quaſi per man di Dio, Ruine a loro, a noi fia grato, e pio.

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2 Lire nel voſtro cor dourian bollire,

Il ſangue& caldo, che teftè ſpargeſte; Inuendicati andremo? hor mal ſoffrire De la Patria l aſſedio voi doureſte;

Se non rincreſce a noi per lei morire Maturo è'ltempos armato agni s'appreſle Il debito pagar, c bauemo in faſce,(naſce. Che obligato a la Patria è ogni huom, che

Soggiunſe Hettorre: Ala Patria dobbiamo Giuſtamentel'amor, la fe, la vita, Spoſi, fratelli, ofigli, che noi ſiamo, Il fido amor, la pura fo ci inuita, Per lei ſpender talento, che poſſiamo; Per la matura eta Padre ci addita Conſiglio ſalutar con tua virtute, Che a la Patrxia,& a noi dobbiam ſalute. 14

Ai ſouuien, che noi prima a quella Maga,

(Dice( amilla) tinfacciam lo ingannos Che ſi intimi la gioftra a quella vaga, Sola con lei, ma venga il ſuo Tiranno, E cento altri col Re, lalma è preſaga, Che ale ſue colpe ĩ danni ſouraftanno, Farò con que ſta man quella vendetta, Che ai gran delitti lor da Dio ṽaſpetta.

Hor figlioli in amor', e per etate, (Ripreſe Angelo il dire) armian le deſtre, Cbhel pugnar per la Patriaè? gran Pietate, Con noftre mani in guerreggiar maeſtre Donaremo a Venetia Libertate; S'ε Dio con noi, non è ſpirto terreſtre Queſli, che audaci, e impatienti rende Oli ppirti noflri, e ke Linſte ire accende.

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Ala ala temerità non vi prouoco,

S0, che i nemici Franchi armati bauranno, Che ne la Guerra è incerto il fin del gioco, Prendon gli autoril'armi, ma non ſanno, Quale acqua eſtinguerd di Guerra il foco, La ragione è per noi; Patimma il dauno Per. ſolleuar noſtra virtùà da terra, No'n irritar, ma in non tener la Cuerra.

17 yn ben forte Republica ſi deue Di Guerra ſostener ragion con fora, E con batharo rito non fia greue Contra barbara legge, che ciisforza Violenza adoprar, che ci ſolleue; Iparenti, e la Patria inuita, e sforxa Sangue col ſaugne, e commutar la morte Con l'altrui morte,ò pena,ò, chapporte. 18

Ne la cauſa di Dio, ch'è noſtra ancora, Chi ſeuxa giuſta legge non guerreggia, Come nemico a Dio conuien, cbe mora, Quindi ,ch'ei sèpre nel timore ondeggia: Ma la giuſtitia chi non auualora? Ragione a dotti, a barbari pareggia Neceſſità, coftume, al'huom natura, Che a difenderſi offeſo ognun procura.

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9. A ſua diftſa Hio la ingiuſta offeſa

Chiama, e caſtiga il turbator di Pace, A cui debita emenda è da lui reſa, E quel Dio de gli eſerciti verace Puniſce linuentor de lempia impreſa, Quindi voglia de i Regni alta, e vorace Guerreggia ingiu rtamente, onde vendetta Al Re giufta da Dio per noi s'aſpetta.

2. ne-