192 100 Cui dice Hettorre: Ingrata anco tu aceuſc Dĩtroppo amore vn tuo piu fido amante; Lalme leggi d' Amore iftimi abuſi? Pugnai per te, ſeruij per te coſtante; Che appreſſo giuſto Giudice mi iſcuſi, O'de le mie virtù l'opre cotante, Non peuſar gia, erudel mi aſcriui errore Cidò, che fu lunga ſeruitù d' Amore? 101 La mia Pietd tu chiami crudeltate? E ſeruar la mia vita a te mio inganno? El guerreggiar per te quaſi viltate? E'l patir mio per te tuo graue danno? T'arroggi in bene amar la fedeltate, Et i gurli d'amor chiami tuo aſfanno? Qual legge mi condanna? ani qual legge Lopre di mia virtà toglie, ò corregge? 102 Te ſequij, te ſeruij la notte, el giorno Armatoſempre, onde la man fu franca A ben pugnar per teʒ mi aſcriui a ſcorno Celarmi il name, à la virtuù non manca, A tua difeſa in guerreg giarti intorno, Se l'alma miadamarti non fu anca Con altre armi, altro nome erger trofei Son piu, che tuoi danni patiti, i miei. 103 Paſſai ben tutti in hene amarti i modi Crudele, e poi mi accuſi, e non t auuedi, Superai il tuo amor con le mie frodi;. Crudel, qual foſſe il mio dolor, che credi? Foſti preſa, io confeſſo; Hor meco godi, Che quel, doue il laſciafti, Hettor, riuedi, Che per te fatto quà ſchiauo di morte Tramortito picchiai ale ſue porte. 104 Quel, che Spoſo puo fare, ho fatto anch io, Eciò, che poſſo dar, tutto ti diedi; Lanima viue in te, che'l corpo mio Annodai con le no⁊e, e che altro chiedi? Ti ho ſaluata la vita, e non deſio AMtercè da te, ſe non d' Amor, ma vedi Le piu ferme ragion de la Prudenza, AMi aſcoſi a te, ne di te fui mai ſenxa.
IC A N TIO
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Euom di mia qualitd nel dubbio Marte Salute de la Patria in proua noto Ai nemici, a gli amici; Io con bella arte Per ſeguirti a te ſteſſa, a gli altri ignoto, Franco credutò fui, per conſolarte A tempo io mi riuelo a te deuoto, E uel mio amor coſtante; Io non accuſo Quel pugnar cõtra ntoche io pur ti iſcuſo.
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Ti allettai, t'ingannai a miglior fine, Accioche ebra d Amor godeſſi a pieno, Deh penſa al mio patir, le Cittadine Genti mirai, non hebbi vn di ſereno,
E ſeco conuetſai, ma a me il confine
Di Venetia interdetto era non meno,
Che ad Angelo mio Padre, e i miei diletti Eran bauditi da i paterui tetti.
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107.
DPenſa, che duol, volea per camun bene Ricordare a la Patria alcun profitto, De la Guerra, e taceua; In me le pene Si accreſcean col tacer quaſi in delitto; Oſferirſi a la Patriaa che conuiene? Fu a mia Ribellion l'eſſilio aſcritto, Mirai la madre, e non potei ſingulto
Kitener del dolor nel petto occulto. I05 4
Si che pareami Inferno, che ĩ miei cari A la mia afflittion giungean tormento: Ripreſi gli occhi, e gli teneua auari Da la alma luce, e riguardai pia lento⸗ Ah magnanimo Padre, oue i tuoi rari Portamenti? e'l valor', el'ardimento Di pugnar per la Patria? hor te Ribello Non ti credo io; ricorro, a Dio m'appello
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Vieni, o Padre, e ti moftra, e forte, e fido Dißfenſor de la Patria, e'n Guerra magno; Ma non miſchiam l'amaro; In Dio cofido, Che'l noftro eſſilio a noi fia ai guadagno; Hor pietoſa Artemiſia hormai decido Il punto de laccuſa: Tuo compagno Fui ne la Guerra, bor mi ti dono Spoſo, Per te Amor contra me fia rigoroſo 2


