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DECIMOSETTIMO. 191
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Enſieme ei diſſe: Hor mira il tuo fedele Seruo, Scudiero, Amante, e Caualiero; Zorrefti a guerreggiar meco, crudele? Fulminar, chi tinſegna odio s fiero Tra dolcexxe d'amor miſchiando il fele? Deponi, hai vinto, il volto aſſai ſeuero, Adi ti dò in preda dal tuo amor conuinto,
Caldo ne Parmi, e di vergogna tinto.
91 Ella ammirante, e ſlàſſi ſdegnoſetta 3 Trals, e'lnò d'humiliarſt a lui; Ma l'amor n'auentò d'or la ſaetta, Che paſsò cor tral arme d'amendui; E fan del loro amor lotta s ſtretta, 3 Che ſi abbraceiano inſieme, o(dicean) nui In sl cara vnion vittorioſi Felici amanti, e ¶aualieri, e Spoſi.
92 Soggiunſe Angelo allbor tra le ſommeſſe We, 9. 4 Jhes noende, de' baci⸗ io fedel nel'opre, ouer promeſſe Eterni Dio 2erdanurafe kaer he. Fian le voftre dolcezXe a voi conceſſe Dal Cielo, ei beni erterni non fugaci: A T'autor de la Pace, che darete?
Quai gratie pari al'amor mio rendete?
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(oftui appello a Temzroſa lite, ( Dice Artemiſia) auanti voi mio Duce: Vieni mia reo, voi mie ragioni vdite: 3 A qual pena il delitto ti conduce? Spoſo crudel non hien ſe non punite Le tue colpe da Amor, ſe laſpro, e truce Nemico anco d'amor non ti condanni Nocente reo a ſodisfare aiĩ danni.
Non ſeità Spoſo? ave. 1
— oa te crudel 1
D albergar meco, e Keehe hen. Sottrarti a la mia viſtasonde aceuſarti Forſe di leſa maeſta m'attriſta, Cb'è la mia accuſa con ben troppo amarti Qual maeſla d' Amor non hai preuiſta 3 Me gli oechi mĩei ſtar nel ſuo ꝛegio trono T hai tanto offeſaꝰ e non chied, perdono 5
95 TParti diſcuſa degno il tuo fallire?
Se non piangi al mio pianto, e, ſe conſoli, Ne la conſolation ſi accendon! ire, Quando il vero tuo aſpetto a me n'inuoli, Edici d eſſer Franco, el mio martire Ai accreſci, mentre i furti a noi duo ſoli Riueli, e la Medaglia, e fingi ad arte, Che a la morte d Hettor n' haueſſi parte. 96
(rudele, a che mi chiami con tuoi baci Da la morte a la vita? quando fatta Immobil pietra tuoi furti rapaci Rapiui dal mio volto? era io mal' atta A bacciarti, al mio amor casl com piaci? Vuoi, ch io ſqualida, e fredda anco cõbatta? Cosl tu impari a incrudelir damore Ate rauuiuar per impiagarmi il core?
97 Taccio il mal tempo ſpeſo, e quelle notti, Che diſpenſaui in otio; Con tanti anni Voglio, che tu le paghi, e co, interrotti AMille ſoſpir compenſi i corſi dannis Quanti piaceri, o miei diſegni rotti Furo da tuoi ben ſimolati ing anni? Dirai, che meco a la mia vita aſcoſo Seruifti(aualiero, Amante, e Spoſo. 8
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Lodo la tua forteæXa, e tuo ſoccorſo, AMa la tua crudeltade io gia non lodos Rinſeluarti nel cor come fiero Orſo, E priuarmi del ben, che teco io godo, allentare il ſoaue, e dolce corſo De la tua giouentù, quel caro nodo Obliar, che ſei Spoſo, e non godere
II ben, che paßa, e non ſi può ribauere?
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Aiflaè Paccuſa col mio dir modeſto, Che degno di gran pena è ſuo delitto, E nel regno d Amor quell buomo è infeſto, Che il don non gode a giouent" preſcritto; A voi Conteſte, e Giudice proteſto-, Chegli col vago amor mi ha'l cor confitto In guiſa tal, che'l ſuo commeſſo errore Si paga con gran pena, mad Amore.
Cui


