DECIMOSETTIMO. 183 10
8 15 Dedi la gente a vil guadagno intenta,(&no, Virtu celefte d elenati ingegni,
Che attaccata han la vita al acque, al le- Di Nocchieri ella? turba indotta, attenta De le barche, e del mare al motoal ſegno; Viue pouera si, ma aßsai contenta
De i moti eſperta de'ondoſo Regno,
Se la lingua a beſtemmie ſia men pronta,
Col martirio tal vita al Ciecl ſormonta.
11 iraſti mai ne lo ſcoſeſo monte
Naſcere acqua perenne, e poi ſorgente Empir la piena nel anguſto fonte,
D'indi sboccare in gin fatta vn torrente? Hor quando auuien, che dal dirupo ſmote, Si ſpeꝝxa in grembo a Taria, e'n gi cadète Gli arbori, e i ſaſſi ſuelle, e'l ſuono accorda Cõ laria il mormorio, che l huomo aſſorda.
. 12 n profondo canal poſcia, od in riuo
Si aduna, e dà'l tributo a la fontana,
Che acqua riceue, e rende argenteo, e viuo Licor con arte da leſſigie humana; Quanto lacqua diſceſe, in sh giuliuo Tanto poggia! humor ella alta, hor piana S ingroppa con Kãpilli; hor ſi diftẽde,(de. E pacqua al mormorio, hor ſi ala, bor ſcẽ-
13 (os: la turha ai Tribunali auuezxa
Corre, e diſcorre la ſegnata via,
Soprab bonda al ſaper molta accortexXa, E da lalueo legale erra, o trauia;
Per trouar vene d'or, che ſolo appreæxa Moue ogni pietra; al ſuo voler vorria Quella Giuſtitia, come d'or la vena Che ſtillaſe a fauore, d premio, ò pena.
a Mira altento cola ſi compra, e vende
La ſanitd de l huom„pita, e theſoro,
Il choro de ĩ prò Aedici contende
Di meglio penetrar la vena d'oro,
Che non fanno ĩ Leggiſti, onde yattende Tra gli aromati lor trouar lauoro,
O' immortalatſi con la dotta mauo, Sradicando ogni mal dal corpo humano.
Arti varie, chel otio han dato in bando, Qul par, chel vero bonor,la pietd regni, Che flia pace con l'otio guerreg giando, E de le impreſe lor fatti ben degni
Vanno con le alme leggi procacciando,
Qul vecchi, e figli viuono infinitii Con robuſtexXa di buon ſangue, arditi. 16
(crere abbonda piu ne i lor conſini,
Oue ha trani Amaltea per mar guidati, Da piu ricche Città ben varij pini Dilingua, di coſtumi, e d arti ornati, fanno il commercio lor co ĩ Cittadini, No i coſtumi natij ſon deprauati, Se i Veneti ne ĩ regni altrui ne vanno, Virtu. ſeguire, e i vitij fuggir ſanno.
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Sle ſpeſe, e le pompe ſon condite,
E dal ſal di prudena moderate: Poi ne la patria ſon vie piu gradite Le ricchexe da le arti conſeruate; Quindi creſcon da induſtria partorite, Quali fur da ſuperbia conſumate, O per vſo,ò per cibo in doppio acquiſto
Cou le legęi di zueks ſi ha prouiſio.
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jn ſua ricca prigion poſto il theſoro,
Oue l'erario publico ſi ſerras u) in otio Martè attende al bel lauoro, Gode la Pace, ò pur ſoſtien la Guerra; Qui ſpera con!'argento, anxi con loro Moldar gente, e ſoggiogar la terra, Inuolar le Cittadi, ò vinte, ò reſe, Comprarne i Regni, ò ricourar Paeſe. 19
(on horo abbatte i muri di adamante, Con l'oro varca fra le ardenti Guerre, E con lui la Vittoria pugna inante; Paſſa il mar, le Colonne, e lerme terr?⸗ E noui Mondi acquifta in vno inftante; Hor qul non penſar mai, che ſi dißerre Il gran tempio di Giano, che la Pace Perla Guerra lauora in tal fornace.
Done


