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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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C A

Porta, ò pur del corno

Sapre l vſcio, e gli appar lume alſai chiaro; Qual hora ſpunta il Sol nel nouo giorno, La mente ſerra gli occhi al foſco, ò amaro, E inconfuſo ſognare, eſena affetto, Come ſpecchio ſi illuſtra o intelletto.

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Aſe fleſſa conuerſa in ſua quiete Si ciba l alma de gli alti penſieri, Al piacer gode, e non de gaudij haſete, In 4 ſteſſa contempla iſenſi veri De le apparenti imagini ben liete, Sedate l'ire, e gli ſpirti guerrieri, Secreto Conſiglier ne le grandi opre De gli arcani di Dio gli abiſſ ſcopre.

3 LV'Angel cutode dal diuino Impero Moſſo l'ali dorate a terra ſiende,

Onde al trono de halma meſſaggiero

Poggia, e gli auuiſi ſuoi nel ſogno egtende; Con occhi d'intelletto il magiſtero

E lo ſigilla in tal ferma memoria, a Che piu vera non viue opra d hiſtoria.

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C(omincia a incolorirſi vn'alma imago Di Re, che'n maeſta ſeggia nel trono, Edi ben dominar ſen moſtri vago- Poi ne la viſion s'apprende vn ſuono⸗ Come habhia i Regni a dominar preſagos Nato al Imperio,o tu m'odi, ch io ſono Saggio Pittor d' imagini si belle Jon pitture parlanti attendi a quelle.

5 Oudal'eburnea Principe degno per virtuͦ natia

& Aha Angelo vns gran ſogno vſcia 39 ben raro, N Ma di Chriſtallo Oriẽtale adorno

Scorge almade cõtẽpla, el fatto apprẽde,

4 X+ 4 4

N T O

D'ordinar leggi a tuoi Patricij figli,

Sicome quefte il lor conſenſo pria

Decretò ſempré ne i maggior conſigli/, Cosl legal, ma volontaria ſia

La pena ai traſgreſſor; Ti merauigli,

Che'l tuo gouerno ſia fra pin perfetti,

Ma Re da legge ſciolti, ei tuoi ſoggetti?

Saprai, che ſon li gioueni feruenti Ne l'opre al ben comune in fiero Marte, Ede le leggi al giogo' oſſequenti, Che premio, o peua al'opre ſi comparte, Stauno al lora ſeruitio fidi, ardenti, Perche de l'alme leggi n'han gran parte, Tali di pia giuſtitia godon frutti, Che al patire, al goder ſoggiaccion tutti.

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La Politica qul coftrutta d'n pace Nel bene oprar, nel mal fuggire vnita Statuiſce le leggi, e lor ſoggiace Ciaſcun Legislatore a morte a vita, 1 E lo ſtudio comune a pro ſi face, Acciò ſia copia d ogni ben fornita, Sian premij a la virtude, al vitio pene, E indirixzi le genti al ſommo bene. 8.

De ĩ lor frutti comuni ognun ue gode, Edai mali alieni ſi difende; De l'inclita Henetia a regia lode Lo ftabil ſuo gouerno al ſommo aſcende; Il piu ricco terren d'ltalia gode, Che'n si dolce ftagione i frutti rende Arti ricche, aria pura,& mar ſecando,

Ha di gente, e di merce vn picciol Mondo.

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Nel Riuo alto la turba deꝰ Mercanti Freme, tra ſaſſi qual rotto torrente, Vedi mifti i capelli fra ĩ turbanti Con parlare, e veſtir varia la geute: Turchi, Mori,& Hebrei in numer tanti, Che fra il commercio il mormorio ſi ſente, Qul la merce ſi compra,ò pur ſi vende, Si gira, hor ſi aſſicura,& hor ſi rende.

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