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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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177
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. DEG0n 8 10. 177 70 Ä 1 Dna ampia, e lunga, einargentata via(on Ieſolani i Muraneſi a Lara 3. Nel Canal grande fan Pacque correnti, Frangon londe, ardõlie, e ſbexa fHutti, Al Cielo aperto l'aria lor natia Non men li Buranelli dau capara, Aggiunge luce ai marmi iui ſplendenti: Come al remo,en vogar 115 leſti, e iſtrutti, Par degna emulation di luce ſia E le Chioggiotte emulatioue amara Fra i alax xi regali, e i ſalſi argenti, Fauno con Paleſtina e con quei tutti, Se il lume indora de la notte il velo, Che al paro, ò primi nauigar volando, c. Tral acque, e bei halagi ſpléde vn Cielo. Ch'a l'otio, a gli agi 72 la vita in bando. 1 7 Quando ecco al ſuon 5 pifari, e di trombe Pimo era Alban con la ſua 56 la higlia, c, Mouonſi al corſo vnitamente arditi, Kabbatte in palo, el legao iudietro varca, Ai lieti gridi par, che alto rimbombe E poſcia al fuſto ognun d eſſi s'appiglia, La terra, il Cielo, e'¹l mar'oe U'aria, ei liti, Che mofftra il dorſo laſdruſcita barca; Radeano il mar con l'ale di Colombe, Vn di leſole in quella vrtaie ſcompiglia Ein remigare a tempo agili, e vniti, Ncamino; al dolor le ciglia inarca/,

Quando il Zeon de la mia figlia rugge, Onde prima paſò la Buranella E dal ſuo aſpetto ognun s'allarga, e fugge. Non men forte, che ſaggia, accorta, e bella.

7²³. 77 Sol la Gabrina di Muran veftiia Tien Malamocco il ſuſſequente honore, I bianca gonna a cui cadea dal mento Con quattro Heraclia al pari hal terxo lo Kara la harba, non reſto ſmarita, Seguono i Pouciani, e trema il core(co, Vene a la barca noftra con mal vento, A quel, che tardo corre, e vola poco, A noi p'accoſta, al remigar ci inuita Hor vicini a la meta, acqua, e ſudore eſ Con torto muſo, e con cefi ben cento, Irrigano le fronti, e creſce il foco Scuote la chioma il gran Leone, afferra Nel petto lor, raddoppian qud la lena, Il remo preſo, e lei disſida a Guerra. E p'affrettau volare, A l'occhio mena. . 4 8 Preſa ella dal terror 3 attuffa in mare, BPianca ſpuma nel ne infranti i remi, Date le piaute al Ciel, ſi veggion l'oſſa, Aotta la prora in terra,& anbelaute

Che pareaã biãche ſquame in mar nuotare; AMiri ſbirar, quaſi i ſoſbii eftremi, Le riſa, ei gridi han l'aria o commoſſa, Chi ſiſdegna, chi penſa, e chi ammirante,

Che moflra aprirſi, e vn iſo balen are, Altri al ſuon di Vittoria par, che tremi:

E la turba gridar dal riſo moſſa, Hor la mia figlia paſrò tutti inante, Dallii a la vecabia e va?ſſ ddlli, dalli E, quãdo altri acquiſtar credean la gloria, Kiſponder P'echo da profuude valli. Noi godemmo gli applauſi, e la Vittoria.

274 79 Stemmo il Ceone, e la mniĩa h glia meco, Quattro paſſi vicin ſi sbalæa a terra o a poppa, egli in mMeXXO,& ella a prora, Franco il Leone, al premio noi precorre,

Dritto iltimon ne la baichetta arreco, E ricenè(amilla, a cui v'atterra,

Eh era aran fauore e lacqua, e lora- rallegraiſi ſeco humil ne corre, Ala meta mi Inuioz(amilla ſeco Qul vn ſuono di Vittoria ſi diſſerra Col remigar nel mar polanti allbora Da le bocche d'ognun, che iui concorre,

Ci ritrabea, qual calamita al Polo, D'alti gridi s'vdi lieto il ſermone, Preme a ſchiena,e le braccia ſlende a volo. Ha vinto al fin la Donna del Leoue. .. 2 Non