DECIMOSESTO.
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Due volte il boſco ſi veſt) di frondi, Da che il Leone a la mia figlia ſerue, Onde ĩn quell anno da gli Auſtrali Modi, Con varie genti nobili, ò pur ſerue, In Aò' giunſe in Venetia, v par, che abbõdi Pieta, coftumi, nobilta ey'oſſerue Dʒaccoglier, d'honorar con opre rare Ne tra giochi, e tra Regate in mare.
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Se in alto mar volare il Buecentoro, Secol'euria danar' e la marina,
Vedi l'onde ſgorgarl'arena d'oro, Tal tra barchette in maeſtà camina, Qual Fenice fornito il ſuo lauoro
Fatta immortal, beata, e pellegrina 5
Laria gli augelli,i peſci, e gli animali Corrono ad honorar ſuoi degni aunali.
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Ne l'arco del Canal Palagio grande Nel ſemicerchio a Tacque il ſito ſporge, Oude occhio de lati al fin ſi ſpande, Sᷓ di duo mari il ſeno ampio riſorge;
Qul ftana il Ke, che da tutte le bande
Tutto il bel di Venetia in faccia ſcorge, Il motoi flatti,il Ciel, gli archi, il ibeſoro Fra barche, e! mar, gli Anfiteatri, e l'oro.
Fugan la notte i bemuli ſplendori, Laria ſerena ha il ſuo perpetuo riſo; Pa i muſici ſtrumenti, e da i cantori I. alma ò rapita, e'l cor da lei diuiſo; Fral acque, ei lumi, el Ciel celeſti chori D' Angeli aperto han proprio il Paradiſo, Se horecchio ſi vefte di dolceXa,
Si ſpoglia il cor d'ogni a ſbra, e rea fierexa.
Nel palagio regal eeſera,& ori Si infregian le trabacche, e li pareti⸗ Ond'i panni teſſuti in bei lauori. Auuiuan l arte dei diui poeti: Qul le menſe arrichite con theſori D'argenti puri, e di chriftalli lieti Di xcchero conte i i hianchi iins Fan letto a ĩ cibi,& ai poſſenti vini.
15 Quella Iſoletta dal Canal maggiore
Laſcio il ridir, come la molle cera
Diuiſa quaſi da Venctia appare, Que fta rende a la piaXa il degno honore Come ei riceue in ſeno il maggior mare;
Qul!' Adria freme, el onde alxa in furore,
FE'ode onda con l'onda i lidi vrtare;
Qul i nauilij ſi tan legati a terra Come Caualli in sů le moſſe a Guerra. 56 La Merceria ricca di panni, e d'oro Sembra la via nel Ciel lattea, ò celeſte, Fa moſtra de le merci in bel lauoro
Tra fiori, e ftelle, od animai conteſte:
O' come il Sol, le ftelle, od il theſoro
Di luce, di ſplendor Sorna, e ſi veſte,
per doue torna, ò vd la nobil gente,
Sempre con gli occhi ſld fiſſa, e pendente. 7
5 Tra gli Oreſici locchio arriua al ſegno Di contemplar fral arte la natura Se far ciò, che inuttar può humano ĩgegno Tra gemme, ed or sl nobile fattura; Hor pregia lo ſplendor del Sol ben degno, Tra le douitie l'occhio iui miſura Se Perle Orientali, oro,& argento Può tanto il Ciel mercar col ſuo talento.
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eAltra porpora Tiria qud ſi tinge, Ch Ercule primo a la ſua amica diede; Da roſe, ò da viole ella ſi infinge Rubare i bei colori, e lor non cede;
ualbor la monda lana ſi dipinge
Col tal licor, che porporar ſi vede, Tiro è'n Venetia, ò pur Venetia à Tiro, Che altre porpore in lei pregiate io miro. V
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Spremuta, e poſta al Ciel diforme, e nera,
Dala rugiada il bel candor riceue,
Come il Ciel di Venetia da la sſera
Di Venere in lei fiocchi, ò brina,ò neue;
Queſta opra è d aria pura, e con grand arte
Di Venetia ammiranda in ogni parte. Miraſte
Tratta da i faui, e ben purgata, e lieue, V


