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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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DECIMOSESTO. 177

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Deneti ſiamo, e d' imitar cerchiamo, Dice Artemiſia, il lor ſommo valore, Ed a ſeguir fatti ci sforziamo Seruar fede a la patria, e'! grato amore, Come ſoli ſiam tre, noi guerreggiamo Con tale inganno, che reca terrore A accontar, non che a ſpiegarti il vero, E ſenza piu, da te pietate io ſpero.

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Eche deĩ tre feriti habbi cura, E che vendichi ancor la nostra offeſa, E ti proſheri Dio la tua ventura; Cui ſogg'unge il buon Duce: Ecco a difeſa, Come fui, di voi ſon: Dio ſempre cura, Che la innocena ſia da'nganniilleſa; Medichiamo hor le piag he; Oh qul ſaetta,

Si dce curar, poi che fa ſangue in fretta.

Quefto? Diaſpro, che:iftagna il ſangue, Ed eccol opra, e gran virtà in effetto, AMall de bil corpo in parte fatto cſangue Non patird il cauar ferro s) ftretto: Riſtorar ſi dee prima quel, che lan Lue Et ammolli: la parte, oue è'! diffetto; 1 A cui Camilla: Abi duol pur ceſſi alquãto, Andiam, mi ſerue il piè; ſtammi tu acato.

33 Seguel' Heroe: Nel lato è graue que ſla fFeritas otturo il ſangue con la ifteſſa Gran virid d' vna pietra: Amico reſta, d ee ti leui lelmo, ò almen ti appreſſa; .722 7 i diſſe Hettor: La piaga non mi infeſta,

1 Sl che non poſſa caminar con eſſa,

Ricouriamo le Donne in iti nia D qualche hoſpitio CObe l'opra è di Pierd ben degno aef. 4

Cis vannoa gran paſfma ild

Nel piè creſce a Camilla, e Fra/ ſador freddo quaſi ella ſen more 3 Hettor Hamata ſua Spoſa ſoſtiene,.

E paßò poco, che vn ſoſpir dal core

Die grato hando ale angoſcioſe pene; Quan do ecco da lontan ſi ſente vn rid Eſi.ſcorge venir ſoccorſo fido. Se

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Era Lesbin Padre a Cumilla, ò fido Nutritio, come allbora inteſe noua, Chyella attendea nel boſco il falſo, e infido Stuol de nemici con horrenda proua, Come di ſe fama n'ha ſparſo il grido, Che nuoce altrui, come ſua ſpada gioua, Venia in ſoccorſo a.ſua figlia tradita, EAumor fa ſcorta, al comun mal lo inuita.

36 Da lungi ei la rauuiſa a le ſue inſegne,

Lo ſcudo del Leon, di cui vd armata; Sappreſia, e diſſe:&d hor che ĩpreſe degne Figlia moſtri al tuo Padre, o fᷣglia amata? Figlia vẽgo incontrarti; ahi vedo indegne Pene del tuo valor, che tormentata

Nel piè vieni ferita, a me pur vieni, Ohaurai, quai ſono in me, tutti i miei beni.

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Qual hor dal Nibbiĩo ſon fugati, e ſpa:ſi, A raccolta i pulcin chiama con voce, Anxi la Chioccia pare a volo alarſi,(ce, Hor ſi increſpa, hor s'aggira, hor' a lui nuo Hor gli cõtra, hor gli auuiſa a bẽ ſaluarſi, Poi ſpande l'ali, el caldo amor la cuoce; Cosi Lesbin la ſua figlia riceue, L'abbraccia s0, chel cor par ſi ſolleue.

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Quindi al' Heroe s'accoppia, e de le braccia Fa ſeggio a quella ĩfermas ettor meno Artemiſia languente aiuta, e imbraccia, Poſe il capo a le ſpalle, el core al ſeno, Hor'ama, bor teme, hor'arde, hora ſi aggiac O Angelo, o felice, quando a pieno(cia⸗ Saprai, come hai difeſo, e parli adhora Col figlio, con la figlia, hor con la nuora.

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Poiche fur giunti al deſiato hoſtello Non mortali ſi ſcopron le ferite, E ſi danno al ripoſo; Hor mentre in quello Ripigliano le fore lor ſmarite, E col ſonno depongono il flagello: O caſo ſtrano, ò bella hiſtoria, vdite Come acquilai amilla, il pio Lerbino Dice al Campion, che gli attendea nie no.

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