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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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V

(om'&dera, che muro intorno cinge

17² TC A 2 T I1O0 4.

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Se egli tien lei fra nobile verdura, Ella ſerpendo si ſtretto lo ftringe, Chei di ſtar ſempre in alto ſi aſſicuras Cos il debito d vn Taltro coftriuge, Sei faà in piedi, quanto ella in vita dura, Che ſia de vn la vita auuinta in modo, Qual maritale indiſſolubil nodo.

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Angelo apparue lor, come procella, Che da i monti cadendo vien torrente, Ouer da Marte tratto ei par facella, Quaſi in furor de lo ſuo ſpirto ardente; Indi col brando vccide, ò pur flagella, Quando in tale atto ſi moftiò furente, Da le Donne però fu viflo vn raggio,

Chvſcia dal volto, lor portar coraggio. 22

Poi diße? Amici, o voi Duci ſmariti Da turba de ladroni in queſto boſco Sete da tanti duo ſoli aſſaliti? Vicino? il giorno, bor ſi dilegua il foſco, Gia ſi gombra la nottes hor meco arditi Seguite la Vittoria; In ver conoſco, Che la mano di Dio per voi guerreggia, Ch'a gli Angeli il valor voftro parcggia.

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De ĩ ladroni à fornita l'empia guerra, Che que Hlo giace, e gli altri moribondi, O'da le voſire man cacciati a terraz Nel di ſi leua Hettor tra frondi, e frondi, Sotto illegno riuien, gli occhi diſſerra, Et alza il capo; Angelo allhor, t' aſcondi T raditor ſemiuiuo? Hor mori, e grida Artemiſia, non far, cb'ο noſtra guida.

24 T'vna ſoſtiengli il braccio, e'altra ſcherme, Dala cui ſpada gia pendea la moꝛte, Noe quaſi ſostener potero inferme La mano poderoſa di quel forte; Con Vinnitto Cam pion ſon forti, e ferme Con preghiere cald ſime,& actorte, Cui ridice temiſia:&gli è ſeudiero Noftro, Talta virtu, gran Caualiero.

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27 Quinci ſi traſſe il forte Heroe col brando, Con cui la morte fulmina ſaetta, Oue la turha erra pel hoſco, quando Altri ĩ grotte, altri ĩ foſſi entrar s'affrettas Fugge, e ſi cela ognun dal memorando Da, che al'inganno lor porta vendettas Sol vi refta quel Pandaro Gigante, Diſprexator di Dn, d' huom non curãte* 2

(edo al fato, a la morte, ei diſſe, el haſta Lãciò cõtra il Capion', e vn legno ĩtaglia, E in van lanciata reſta: A te ſol baſta, Diße il Duce, prouar, ſe l haſta taglia, Se dal mio braccio a te morte ſouraſta, Larma tua ti rimando; Eccola; E ſcaglia Il ſaſio, doue egli ſi aſconde, e paſſa,

Ei raggi del ſuo ardore indietro laſſa. 2

2 Apre il petto al ladrone, e ſuena il core, Ondei cadendo fa con lalma vn tuono, Che diè ſegno a Satan, cb egli ſen more, E che ſi apra labiſſõ al rauco ſuono; S'ode muggiar la bocca, e dal fragore Del ruinar del corpo in abhandono Dato dei ſenſi, e de la vita a ſchiuo par, ch'auco il Ciel minacti ſemiuiuo. 28 Qual cacciator, che'n boſco, òn colle ſiede, Mira ftormo d' augei dar ne la ragna, poi ſtringeoe prende, e buon' occhio vede, Se tutti morti, ò alcun fugge, ò ſi lagnas Qual Lupo de le gregge al fins auuede Non auanar pur' vna a la campagna, Rabbioſo ſuggè da le ſanne il ſangue, E con la lingua fuor non ſatio langue. 29 Ritorna Angelo a lor non ſtanco ancora De la ſtrage crudel de i ladri atteſa, Edice: mici, ecco la chiara Aurora Ridente appare ſorridendo acceſa; Sorge a mirare i traditor, come hora Nuota nel ſangue quella turba fteſa, Scorſi al parlar, che Veneti voi ſiete, Che'n man Pittoria, e Marte in cor tenete- Deneti