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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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170
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A barchetta nel

2 zis ale FPrange l'onde Pauraa lei fau-

il mar, che piu non vale it

Peſce col nuoto, ò nel volo Fenice; Mormora Facqua, e freme ſoito il frale Legno, al viaggio il moto ha si felice, Che piu al corſo non varca, ò pur Saffretta Raggio di Sole, ò folgore, òſaetta.

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Lalto mar paſiò in breue, indi la terra Coſteggia s, chel gran Pinetto s'erge, Onde a gli occhi grande ombra ſi diſſerra Quado allbor l'atra notte? mar ſi imerges Giungono al Porto, oue ſi tratta Guerra, Mentre di roſe il erin!'2αlba saſperge, Salta in terra il ampione: Hor ti conoſco, Diſſe, o per me glorioſo, amato boſco.

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Ate mio Padre, o mio fedel cuſtode, Quale al tuo merto renderò la gratia? Cui ſoggiunge: Si deue a Dio la lode S'ei con ſue gratie entro di te ſi atia, Torno a la Patria, oue piu ben ſi gode; Tu ſia contento in Dio; Poi lo ringratia, Sol Dio ti guida, e ti ſoftieu, ti dona De la Virtu la trioufal Corona.

4 ynuiſi bile ſpirto io ſarò teco,

Onaio comparirò nel chiaro ſonno, Di regnar larte, e quelle Gratie meco Ti apporterò, che ad huom donar ſi ponno; Sappi, cheòl male, ò' ben, che a ten arreco, Oprerai del voler libero donno: Puol Dio, che tu con grã Pprudenza aſcorto Stij fin, che del tuo bene haurà diſpoſto.

mar, come hab-

MKade Auttis ara

uu laereo ſuo corpo egli depoſe,

T O. .1 Se gia per tuo Paun mutatoſei

Fard Dio, che tua eſigie auco ſi celi, Come ignota ai parenti: Hor piu vorrei Dirti, ma Dio non vuol, che piu riuelis Fia la gloria, ei perigli a te pin rei Dei patiti, o piu duri, ò piu crudeli! Oadi Guerrai nemiciʒ Hor pugna audace, Che èin tua la vittoriasa Dio, ſid'n Pa

(ce.

Ela ſua humanità ſparl, come ombra, Di merakiglia per le occorſe coſe Del Deneto Campion! alma Singombra, Sono oltre al capir ſuo meraniglioſe, Poſcia dal dubbio il falſo egli diſgombra, E diſe O ſwirti a me propiti ſiete,(ie. Voi, che'n cuſtodia l'luuomo, ei Regni bau 1 7 t Rapido corre a quel rumor di Guerra, Doue ſi trattan l armi, onde animoſo, Come crudo Leon gli armenti atterra, Si moſtraa tengo a gli aſſaſſin famoſo, Alale, ei Maſnadier diſtende a terra; Eral hora, che rende il Ciel dubbioſo, Se pur notte,o ia giorno, quando Canno Spiegò le inſidie de lo teſo inganno. 13158

Slche Hettorbe Camilla, e la ſua Spoſa Da tre Giganti, e cento pin'aſſalto Soſtencan ton virtu lor glorioſa;

D'vn ſanguigno ruſcel correa lo ſmalto, Doue gira il lor brando, e sera aſcoſa Ad Angelo la frode, anco dal alto D'on ceſpuglio s'accorge del nemico,

E riſueglia nel cor fiero odio antico.

9 Cridano a tergo: Al'armi: volta, volta Da doppia fraude è'l noftro ingaàno vintos Onde il Campione a piu di venti ha tolta La vita, e da virtù moſſo, e ſoſpinto, E da la gente de i ſoldati folta Quelli piaga, e d ĩ fuga, e molti ha eſtito; Non meno le Guerriere han cruda gioftra Contra ĩ Giganti,ò gli Scherani in moſtra.