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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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DECGCIMOQVIN TO.

10 Corre, e diſcorre a la cuflodia accinto Vago del Idol d' oro argento vino Da bitumi e da ſolfo acceſo, e ſpinto Ferge il vapore, e dal furor natiuo, Fra nere acque hollenti riſoſpinto Al capo de la terra ei s'alaattiuo, Da che miri hor ſudare i caldi fonti, Fomitar foco, hora inſammare i monti.

11 Doue piu fonda i piè la terra algente Aira ſudar le ſue gelate ftille; Quinci ne la ſpelonca a noi lucente Creſce ſodo il Chriftallo in falde mille S conſolida, e ſàſſi piu ſplendente 3 Si che anco oppoſto a le ſolar fauille

Percoſſo, ripercuote, a poco a poco Piglia l' armi del Sole, adeſca 7 foco. 1

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baꝛ poi che io veggio irrigidirti il ciglio, almamo in que ſta caua piu vicina; QOud egli aluiv O qud mi merauiglio Tante eſter P'arti, e sa ampia la fucina: Ala che veg gio cold? candido figlio 2 Quale imagine io miro aſſai diuina? D. neue, 0 di Chriſtal la loprauefte, E dei raggi del Sole egli ſi veſte.

13 Dalta chiarex a òl lume, che tu vedi, Il Sol co' raggi non penetra al haſſo, Loggiunſe il Padre, ſiã nel ceètro; Hor ſicdi In suù quel ſeggio, d adamantino ſaſo; Attendi a me: Queſle ingemmate ſedi Son di irt diuine, e quei, che! p ſſo Moue ver noi tauto ſplendente? d'ea Di Dio Virtude, 6 imagine piu eſpreſßa. Naſcia ſenti del mar tepida Pora Spirar, per doue egli eſce, a tuo conforto,

Quel ramoſo Coral pur colto allhora Dala ſpugnoſa pumaice riſorto,

Fra le altie gemme ei punto ſi ſcolora,

E fra le perle Orientali attorto, B Come il Caiborcbeio,ot Diamante ſlede Mira in capo il Rubin come ei ſi ende.

accende.

15 Quegli a noi viene in maeſtd meſſaggio De i diuini ſecreti, el corpo veste,

Di che l'alma irraggiar fa il diuin raggio,

Attendi a lui, ſcaccia le cure infeſte; Segul il parlar la imago: 2A te ben ſaggio Angelo in terra,& huom quaſi celefie, Ate mi manda Dio, poi del venturo

Vuol, ch'io ti ſpieghi vn fatio alto,e ſicuro- 1

6 yn queſto quadro di Chriſtal, che miri, Quaſi in eternitd chiara memoria,

Onde ſcultase ingẽmata aunit, che ammiri

De Veneti piu chiara, e piu alta hiſtoria, Che vnqua recaſte il Ciel per tanti giri, Queſta è ventura celcbre Uittoria Contra Selino Barbaro Ottomano-,

Mente è di Dio, come opra è di ſua mano.

17 Questool Ionio mar, che porge vn ſeno Ai marinar da duo grandi archi ſtretto, Quei tre ſcogli, che vedi hannoil terreno Sterile, ma il bel parto in ſen concetto; Verrd in luce di gloria vn d' ſereno, E fia ſcolpito il fatto nel lor petio⸗, Che'n faccia d Acheloo da quei ſbregiato De le Echinadi il nome fia lodato. 4 18

Sᷓ fauoleggin pur Poeti induſtri,

Che ſian cangiate in quei tre ſaſſi in mare,

E che ſterili ſien per tutti i luftri,

Perche ardiro ſchernire,& oltraggiare,

Come han mentito ĩ fatti, e l'opre illuſtri, Che ad Acheloo fur dati in guerreggiarę

Con Alcide, che a lui ſpex kato ha'l corno,

Che lor gloꝛia fia eterna in quel ſol giorno.

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Se. ſono ſcagli ſempre, e ſaran ſaſſi Contra l'ire del mar, fermi, e pugnaci Con lega de i tre Imperij vnita ftaſt La Glaſſe contra i barhari ſagaci; Que fla fias che al furor deꝰ Turchi i paſſ

Cbinda actennando, chei flatti fallaci Contra ĩ Chrirliani ſien iotti, e ſpeati Da quci tre ſcogli vniti, t in maic ala ati.

X SAucce ſor

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