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Non ſpendere in parole il giorno intiero,
Ma con matura elettione alopra,
E'r'affretta ſapere il meglio, el vero,
E per cio effettuar l'ingegno adopra;
Piu che a gli amici, conſeruar' Impero,
Sei tenuto, per ciò, chell ver ſi ſcopra,
Ma che tua volontd non ſia tenace
Col ſaſtener ciò, che ti guſta, ò piace.
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7 Saper da molti il lor parer ti gioua, Ma'n eſſeguir ſolo a te ſteſſo ſia Giudice, conſultor, conteſte, e proua; Euggi! Adulator, che la bugia Per occultare il ver, falſo ti approua, E, chi del conſigliar premio deſia, Eſſer può, che al'oreccbie egli compiaccia, E riſolua a pr ſuo ciò, che ti piaccia.
Non ti par, cheòl domeftico, e vil ſeruo Murecifo in conſigliando piu ſecreto, Iufſido ſia, come nel mal proteruo? Linnocente fanciul tradiſſe lieto? Queflo ꝰ, che Tarco con piu forte neruo De l'amicitia ſua ſcoccaua inqueto,
E'l pio col buono affetto pria s'inſinſe Che poi d' Ambition'opra il conuinſe. 3
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Quanto piu'l ſeruoò? dal Patrone amato⸗ Fanto il conſiglio falſo,& incoſtante, Quanto piu moſtra amar tãto piu ingrato: Tu ne i publici affari ſia coſtante, E non li diuolgare ad huom priuato, Se preſta ambition gli ſi fa inante Laculeo vibra ſotto blanda lingua, Rubal Imperio, e del tuo honor seimpigua.
74 Nel miniflerio Imperial ſi elegga Di nobil ſangue Giudice perfetto, Cõ gli occhi pij toflo agli error pronegga: Sia a ſerui il giudicar ſempre interdettos
CANTO DECIMOOQVARToO.
Con ſana humanitade il mal corregga,
Sia d'incorrotta mente, e ſenza affetto,
Edi viuace, e temperato ingegno,
Queſti moderator fia del tuo Regno. 75
Non ſi vide amicitia, ſe non fiuta De ĩ Re pieni i palagi di ſoſpetti E ne la Corte Caritade eſtinta, IGiudici ſaran dal Prence eletti, Quando la propria paſſione han vinta, E con l'oſſequio oppreſſi i loro affetti, Ne la carica lor prouti,& eſperti Con cauta mente, e con lor' occhi aperti.
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(on proprie veſti, e non del manto adorni Del proprio, e non del Re ſtato contenti, Col Aegno d' humiltade il capo ſi orni L'emulo di virtà con opre ardenti, Patiente in ſeruir le notti, e i giorni,/, E che ſian'opre ſue buone, e frequenti, Sia cauto ſenga frande, in bocca il vero, Habbia'n corel! amor, di fo ſincero.
77 Mira piuld, che da quel colle ſorge Delo ſaſtſe loco il Monaſtero, Quiui vna copia d Angioli ſi ſcorge Seruire al pio, diuino, e ſacro Impero, Per queſta piana via l occhio ti porge A contemplar celeſte il magiſtero, Per lo ſaper, che il Cieloa quei comparte, E ſourabumano l ediſicio, e arte.
73 (andidi Romiti da le porte
Del Paradiſo in terra, e ſcalzi, e pumili II Padre loro, e quel Guerrier si forte Acœcolſero con faccie alme, e gentili, Con pouertd de la ſua nobil corte
La ſanta(arita da ĩ panni vili
Irraggia s', che pare vn' Oriente Confortar gli occhi, e illuminar la mente.
IlI fine del decimoquarto Canto.


