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4 (bi vide maĩ con le radici ſmoſſe,
Che Pandaſſe ad vrtar monte con monte? O come da Trremuoto il ſuol ſi ſcoſſe, Onde tremdò la riua d Acheronte, Quandol' Aquila naue a vrtar ſi moſſe Contra quella catena) c'haueaa fronte, Ela ruppe, ond vn tuou ſondò s' forte, Che al Tiranno portò terror di morte.
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SIcorſi ſottole mura, 4 preſo il portoo Impugnaro eſpugmando la Cittade, E vn forte arair ne' Peneti riſorto Del ſangue Greco n'empie le contrade; Priuo 2leſ;o di ſpeme, e di conforto 4 Si toglie da la morte, e da le ſbade, Ela Cittd di Coftantin ſi diede A la Pietd dei Veneti, a la Fede- o.
2* 4 Ed ecco aacda lapitgso ne viene TLinto la faccia di olor dimorte, Del gaudio immenſs gode, ma oontiene Entro del cor prodigioſa ſorte; 4 In viſta al figlio mitiga le pene, Ma gli par, che'l ſuo ben qano gliapporte TZanto nel male habituato teme, ii Che nel grà bene vn ſommo mal gli preme. . 4 Jli par mirar, chel 2e Vonde ſpinga Dei trauagli maggior verſo il ſuo core,. 0 procella, che d' ombra,e d'horror cinga La ragion, e'l bel giorno del ſuo bonore, jamma, che a la pioggia non ſi eſtingua, Ma ſerpendo anda il tetto, e porti horrore, Cosi varia è la tema, e'n lui l'affanno, Che al ſommo ben pare eminente il danno. Llmperator Jalakanbin preſen Ta Cli aftuti Greci, ell fgiio Jucceſſore Chiamano Aleſyo, e ſaao con riuerenæa Lono, e Taltro lor vero p peratore; 25 4 Allieto fine Iſaat con ſua prudena Fa moftra al figlio del paterno amore, Ttar parole non può, miaglio 2bbnerei⸗ E irriga il ſen di lagrime, e la faccia.
DECGIMOQVARToO.
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O giouinetto Aleſſio in regio manto, Con corona d' Imperio, ò pur di vetro, Guarda, cbeꝰ traditor tiè ſempre a cauto,
Ate da Dio ben tanta vita impetro, Che'l Padre ſaac mora felice tanto, Per non vdir cosꝰ lugubre metro, Perſol'Imperio, che ſia eſtinto il ſeme, E il figlio morto, e che non ſia piu ſpeme.
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Sccolo vn Greco ingannatore a menſa Sederti appreſſo, enęrato dar conſigli, E ſimular la rua allegrexa immenſa, Ma non ſai; como aſconda i fieri artigli, Mendace per la inuidia, c ha sl intenſa Contra i Latini, eh guarda a tuoi perigli, Che ſeruo a Iaac ate maggiore in Corte Macchina tor l'Imperio, e darti morte. 47 Acurcifo disleale, ingrato, infido, Ache contra il fanciullo ordiſci fraude? A che ribellion? ſen te si fido Tutto il core in te pone, e la ſua laude? Come, o ſanta amieitia, hai fatto il nido De glidni?onde il Greco al fatto applau Segui Murcifo, ordiſci le tue frodi,(de? Che ſicuro non fia quel, che tu godi. 3
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Fame ingorda di ſcettri, e d'ampi Regni
Famelica d'honori ambiſci, e doue
Farti ſcala nel Ciel con fatti indegni?
E chi nel deſiar paxo ti moue?
Come nel tuo ſalir tanto ti ingegni,
Cheꝰl violar la foͦ ſian degne proue?
Ab tenti per regnar con l altrui danno,
Ceda il ginſto a la fora,& alinganno.
49 Queſii a ſe ſtolto in van moue procelle Con venti de la gloria e cieca, e ingorda; Con falſi Greci ſuoi penſa a le ſtelle Salire al trono con ſua mente lorda, Con tante colpe dominar Babelle; Non hai pietade? il ben cos ſi ſcorda? Se odifl ſangue Latin, non ſai, ch'è Greco Aleſſio, e parte del Imperio hai ſeco? 2 Sſci


