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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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153
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DECIMOQVARTO. 155 20

DImßperatore al primo ftato aſſunto Militerai con tua regal preſenxa, A i lor ronſigli il tuo ſapere aggiunto, II tuo Impeꝛio, el volere, e la prudenza Congiungerd quel gran poter diſgiunto Pex la infelice tuatt lunga aſſenxw, E con piu mani la tua mano forte Porrà hofte ĩ ſcõpiglio, e'n grẽbo a morte.

21 Siede con gli Ottimati a regia menſſ Ea Sapiena, e lor ministia in giro, Tra' Hadfi porporati ingioia immenſa Quella ſedere, e conſigliar rimiro,

E con molti occhol'opra ſi diſpenſa;

Al piu ſaggio vbbidir ciaſcuno ammiro,

Era il commercio dei vecehr il Re prudète

molti occhi,& orecchie,e vedese ſente. 22

. 27 Saran nel buon Louerno ĩ Conſiglieri rira Angioletto, ò paſtorel ſedendo

Piu amici del comun, che del lor bene, Nou fra gli adulatori amici veri,

Na fra ſerui ſortirli al Re conuiene, Ma ben quei pij miniftri, e piu ſeueri, Ch'amministran gli honori, ouer le pene Con l'opre, con la voce, e con la mente

Han reſo il Re piu chiaro, e piu potente. 2 3

Gratia, timore, ò an diletti, od oro Corromper non potranno il lor conſiglio, Che pendon da vn ſol core i ſenſi loro,

Come al paterno Imperio arride il figlio, Queſlo d de la&epublica il theſoro. Perc gli acquifli vguali, el lor periglio, Son vecchi, intereſſati, eſperti, ehdi Di buona fama, e nati in Patrij lidi.

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e lo Stato del P, me,pe felice Non arride, ma al ver ſempre s'accofta, E il Conſigliere in Dio pietoſo elice 4 Ne icon igli in fallibile ripofta, A cui nel rigor ſaggio ſempre lice Eſſer coſtante ne la ſua propoſta, Con modeſtia parlar, tatere accorto, Varcat con vatie vele ad n ſol porto.

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Pre ftexxa.& ira al buon conſiglio nuoce, Come il deliberar maturo gioua, Lelegger tardo, e' bene oprar veloce, Quale armonia ſi ſente?& alta, e noua? Qual cetra il mare ĩgõbra, e'l Ciel di voce? Preſſo a quel colle, od Angelo ſi troua,

Od huom, che al canto, aiĩ muſici concenti Seda il mar, apre il Cielo,e frena i venti. 26

(on piu dolce ſpirar non ſpiega il canto Aelodi Dio, che a conſolarci lalma Veniſſe; Andiamoa lni, che ſi dd vanto D'vn pio furor, di tbi n' ha gloria, e palma, Dice futuri euenti, e con lo incanto De i carmi ſuoi n'inuoglia bumana ſalma: Ecco l'orecchid piu vicin ſi vefte De l'armonia d vn piĩo cantor celeſte.

Toccar la cetra con cele fti accenti, Stiamo qud ſotto il Faggio il canto vlèdo, E contemplando lui con gli occhi intenti, Cbe, ſe non ſai, può l'e Tagelo ſcendendo Dal Ciel recarci in terra aſcoſt euenti; Odi, chi il crederia, ſe Angel cantaſſe, Che'l Paradiſo a ni pe, lui parlaſſe.

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(anto, dicea, del' Adria la aurea lode, C'ha ne ſuoi figli di Piet à ripieni, Con armonia del Ciel la lingua ſnode Limpreſe loro: O tu mio ſpirto vieni, Spira mor.ſanto, che al pio canto gode Leternitad de tuoi celeſti beni, Con l'alme intelligene, e diue ſcorte Recherdò ſcorno al tempo, e inuidia a morte.

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Degna Pieta de i Veneti il Tiranno

Debellare, e innalzar figlio innocente Al ſommo Imperio, e liberar d'affanno Da la prigione il padre orbo, impotente; Aleſſio il Padre, el figlio con inganno Ambo priui del Regno, el figlio aßente, E' tenebroſo carcere tenea Haac, oue morendo orbo viuea.

2 Che