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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Aira con qual valorꝰ, e con quale arte Cammina a graui paſſi la Vittoria, Quella de la Pieta, ch'è minor parte, Hacca il corno de la Vanagloria, Che diſpenſa a ĩ fuperbi ardir di Marte, Mira de ĩ pochi Veneti la gloria, Che altri vccide, altri fuga,& altri prẽde, La Claſſe Imperial vinta ſi rende.

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Qual hora Noto apre ala veſta il lembo Verſa la pioggia, e ſueglia in Cielo i tuoni, Tanto di Guerra fu grauido il nembo, Tranto del guerreggiar gli horrendi ſuoni, Ch'al ſin Sapre il ſerenos e Sol dal grèbo Sparge d vn vago giorno au ſbici buoni, Portoal' Armata Imperial! borrore, Ma la Vittoria a i Veneti, el bonore.

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Felice euento a si crudel periglio, Che fa piu care le acqni ſtate ſpoglie, Con le Galee di Federico, el figlio Venetia di Vittoria il premio coglie; Qual foſſe di Pieta lopra, el couſiglio, Cdutra lo Imperator le ardenti voglie, Ia Pietd acceſe, e3 cor de i Venetiani, Sj che oprò la ittoria con ſue mani.

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DVia piu felice, e glorioſo giorno Con quaranta Galee, e! preſo Ottone Far con Dittoria a la Città ritorno, E condur la.ſuperbia a la prigione, Chen faccia al'bumiltd m haneſſe ſcorno Per la contaminata alma ragionez pPerche ardina al Pontefice far Guerra, Il pio Leon! Aquile ardite atterra.

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cira verſo Piran fatto il mar roſſo,

E di ſangue ecliſsarſi il meſto Sole,

In Venetia il trionfo iui ſi è moſſo, Primiera la Pietd trionfar vuole;

Onqd'a letitia il popolo ha commoſio,

Come a vicen da ribaciarſi ſuole, Ceme v'abbraccia ognun prende conforto,

Ch'ella in Denetia prenda eterno porio.

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75. Quei remi infranti, e q'atro ſangue tinte Ee vele, e preſe, e le ſdruſcite prore, Quelle antenne maggior d'ai mi recinte Sono de la Vittoria inſegna, e honore, F'n lunga ſchiera quelle genti auuinte Co legami di ferro, hor mira horrore, Quegli d]mperator èd figlio Oitone, A piè del Santo Dadre ei ſta prigione. 6

3 Pantica Libertade, el giuſto Impero,

One'l mar di ſe fteſêoè piaxza, e mura Si fonda què uel glorioſo, e vervo 1 Regno il piu hel, che mai feſſe natura, Qui ſtabiliſſe vn pio regvar ſeuero

De gli Ottimati con ginſtitia pura, Aleßsandro l'anel lor diede in ſegno

Del perpetuo nel mar fondato Regno.

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Vedi gioire il ſanto Padre, e'n ſeno Partorir la Pietà ben degno affettos Ei ſi traßse dal dito anel non meno, Se d'almo ſpoſalitio opraſſẽ effetto; Ediſie: O voi del marl Imperio pieno Habbiate, e d Adria il ſen vi ſia ſoggetto, Sia! Regno eterno a le Dittorie rare, Col mero Imperio di ſpoſare il mare.

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(elebreranno il ben ſereno giorno Iſucceſſori Principi, e la Spoſa Sial' Adria, che'l ſuo mar cinge d'intorno, Sia in dote la Vittoria glorioſa: Faccia Pietd con voi lungo ſoggiorno, La vergine Venetia al ben gioioſa Sempre eſaltata ſia col zelo pio, C'ha in difender la Chieſa, èen amar Dio

.

59 Supplice a i piedi del Regal Senato,

E del Sommo Vicario Otton riprega, Che al Padre Imperatore ei ſia mandato: Che, ſe al Sacro Paſtor la gratia niega, Fin, che ſia poſto in ſede, jncarcerato Con ferri ſtard ciuto, come ei priega; Fard si, che'l ſuo Padre Imperatore Renda a la Chieſa il da lui tolto honore.

Otton