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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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135
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Otton vd al Padre, e con ragion, col ſangue De le ferite altrui, con le catene Proftrato in terra, e fatto quaſi eſangue Di hace impetra il deſiato bene⸗ 8 Del Padre Imperator meito il eor lan gue Sentendo in lui quelle del higlio pene, E ſirende al ſuo ſangue, ond'a ragione, Diſſe: Perdendo hal vinto, ohiglio Ottone.

61 Temeua, o figlio, de la tua ſalute, Mauueggio hor, quãto ĩ me ſia fallace La Imperial potena, ſe perdute Son le mie forge in conturbar la Pace; Sceſaè dal Ciel!' Angelica virtute Per far del noſtro Dio detto verace: Che non preualerd contra il gouerno De la Cbieſadi Pietro anco Uluferno. 62 ( edo al tuo upplicar, cedo non vinto A la Pietd dei Veneti natia, Cedo a la Ohieſa da la fo conuinto, Che' Vicario di lei ſol ſ. apo ſia; Vuò, che loſdegno in me ſia tutto eſtinto, AI tmperio del Ciel la vera via Condurrd il penitente Imperatore Col pugnar per la Ohieſa,e in farle honore. 521

AAlira verſo Rauenna,(ond'ecco chiara

Si moſtra a te la viſion del Cielo)

Dei ſaggi Padril pumiltade rara,

Ch al vinto/ mperatos con puro elo Moftran del preſo error la doglia amara, De l'innocenza lor ſcoprendo il velo Accolgon Federico; Adria non meno, Come Padre, l'abbraccia, e ſtringe in ſeno.

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giunto al alma Citia tel mar Kegina, C'ha il capo ĩ Cielo,e: pie nel mare aſcõde, Corre il popolo allegro a la marina, Stanno il eneti heroi in faccia a Ponde, Que ʒ'aſſide il Duces Hor ſi auuicina Lmperator col figlio, e corriſponde A la pompa d honor ſegno verace, Che diſuela dal ſen la eterna Pace.

E CGIMO. 155

65er S'humilia al Sauto Padre, ecco s'inuia Il trionfo di Pace al'alma Ohieſa Di San Marco, e poi nota, che deſia Ale andro eſaltar leccelſa impreſa 7 Onde per honorar la Signoria: Que fia pompa d honore ò male inteſa, Dile: Sperche noi duo ſotto lombrella, Prencipe non copre, angi vna ſtella. 66

(uncediam priuileg io al Duce ancora, Che capra il capo a lui manto del Cielo, Si che al par de gran Regi egli ſi honora Col baldachin regale,& aureo velo, Fama da la memoria ſi auualora,

Onde in eterno viuerd il buon Xelo

Di Denetia, e che'n lei Pietd riluce,

Col cui manto ſi copre il capo al Duce. 6

71 I Paſlor Sacro, come in Uaticano,

Era porporati in trono altone ſiede, Sunchina a lui!ò Imperator Romano, Profeſſa guerreggiar perl'alma Fede, E confeſſa lerrore huom piu, e' bumano, Cui ſopra il dorſo ſourappone il piede Aleſſandro, e ſoggiunſe: Io conculcanda Laſpide, e'l baſil'a e te ſin quando?

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eAcuil Imperator: Sin quando piace A Dio di condonarmi il graue errore, Cui riſponde il Paſtor: Quefta aurea pace Riſolual odio antico in doppio amore, Ondlio te benedicos E piange, e tace; E deteſta non menl Imperatore La gran temerita d'yn huom mortale, Che poſſa in Ciel le mani, e metter l'ale.

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LE'Aquile, hor mira, dal Leon partirſt, E'l Pontefice in ſedia accolto in Roma Al Leone in eteruo ei deſia vnirſi; Liberatori i Venetiani noma; E le trombe d' argento conuenirſi Ciudica a lei, che i ſuoi nemici doma; A Talma Signoria le argentee trombe Manda, acciò di lor fama il Ciel rimboòbe.

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