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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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30 Squinci, e quindi le confuſe genti Di mirar, di ſaper piglian diletto; Limperator gli accoglie, amici accenti Aggiuge a i cari ampleſſi, al dolce affetto; A gli atti, a i detti tutti ſtanno intenti, E de Principi tali il degno aſbetto Honorandi piu grandi, e non piu inteſe Iſiegan di Venetia eccelſe impreſe. 1

3 Mira, dal vaſo d'or le lettre aprire Sigillate col piombo(come volſe Il Ponte fice pio quegli arricchire Del regal priuilegio) indi diſciolſe

E con gran maeſld la lingua ſciolſe, Breue accennando ciò, che gioua piace, Cinge i cori d'ognun Fabbro di Pace.

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(iſare voi, a cui fortuna ſerue Sempre compagna a le regali impreſe; Q Sir, di Prouidena ſon conſerue Le ſeconde cagioni al bene inteſe; E ſe'l mar nel ſuo ſeno ondeggia, e ferue, Dato è'¹l confine a leſue voglie acceſe, Ma par, chel Mõdo a buona ſorte aſcriua Quel, che da Dio col proueder deriua.

33 Ond'è, chi piu ſi ſtima eſſer felice, Con vn dito diuino a pena? ſcoſſo, Cbhe lo ſtato ſi cangia in infelice Vita, e dal ſoglio Regio il Re vien ſmoſſos Chi von conoſce Dioſtolto ſi dice, Fin che da la ſua man non ſia percoſſo, Quanto piu in man di lui tarda ſua ſpada, Tauto piu vien, che formidabil cada. 34 ele corone tramontate, a i tanti Regni acquistati da voi, Sire, il vero Sia noto, e quanto ſian beni incoſtanti Regal Corona, e Mae flà d' jmpero; Felicità godere huom non ſi vanti Cheella a vita immortal dria za il ſentiero, Onda l'occhio ben ſan laſcia miſura, Che ogni coſa qud gin paſſa, e nou dura.

C CI A Ni T OA

D'etd il minor con gran facondia il dire,

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Deh Siriſe auuien, cha remi, a vele il legno A tutto corſo varchi l'Oceano, Ond, chell picciol peſce in ſalſo reguo Ferma la naue nel furore inſanoꝰ? Varca il mar di altevoglie humano:gegno, Quando egliè in corſo, ſe i pon la mano, Ftena il deſio del buom l'alma Prudena, Eßlingue l'ira Panb⸗ Clemenxa.

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Ben degno Imperato/ la forte mano Nel crin de la fortuna auuolta hauete, E la ſua rota, che ſi gira in vano Sotto il piè deftro voi ferma tenete; Ma, ſe quel Dio, che Imperator Romano Vi eleſſe in Cielo, in terra prouerete, Solo il timor di lui ne'alma impreſſo Conoſcer vi fard con lui voi ſteſſo.

37 eAl ſommo Re del Ciel voſtro valore Vi moſtra figlio a s! gran Padre chiaro, E qual hia ſegno in voi di ciò maggiore, Cbhe a ſua Pictd crediate eſſer piu caro? Non altro,o Sir, quanto in bonta migliore, Tanto felice piu ſenæa alcun paro, Ma s'è la Chieſa a lui diletta fi glia, Cbi puguar coutra lei cieco conſiglia? 8

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Voi pugnar contra Dio,che l'altrui ſorte, Quantoò felice piu, da lui dipende? Contra Oio, che'n ſua mano,e vita, e morte Serta,& al buom le pene, el premio rẽde? Quel, che le chiaui per aprir le porte Del Cielo ha dato al ſuo licario, intende AMilitar per la Cbie ſa con quel patto, C'ha Dio verace a fauor ſuo contratto.

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Fuor de la Chit ſa, o Sir, non è ſalute, S'ha le chiaui del Ciel'egli è Nocchiero De la barca di Tietro, ſe perdute Sono le Gratie ſena il ſacro Imperos Segli è Vicario in terra, e ſua virtute Paſce le gregge ſue, qual paſlor vero, S'egliè da Dio quella fondata pietra, Que ogni Gratia col pregar s'impetra.

Sc