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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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Alira; I Clero

DVODECIMoO. 15 1

20 Di Salamon nel maeſtoſo trono Di porpora fregiato ei poſe il piede, E nel' infimo grado oraua vn dono Di pietd, che riponga in propria Sede:

Dio reſe grato al lagrimar perdono,

A l'alma ſua innoceuza, a la ſua fede, Qual tempio per orar fu a lui piu degno, Che quel di Caritd, di Dio gran Regno.

21 Scorgi sùͦ nel&ᷣmpireo vna ignea Torre, Che ſorge poſta in eleuata sſera, Doue poſa la fama, e i fatti ſcorre Di tutto il Atondo, e raccontar gli ſpera, Ia cui voce ĩ conſigli al cor precorre, E de penſieri ha la notitia vera, E non ſi mouel huom, che ella non ſenta, EI opre innanzi a Dio tutte preſenta. 2

1 Degna Guerra al ſilentio ella n'indice, Qualhor del ver la trãba, e ſuona il corno, Con vn foriere ſuo vaga ne dice, Come Aleſßsandroò d'bumil vefte adorno, Si naſconde cola, cold ridice Di Carità nel tempio ei fa ſoggiorno, Si diuulga, e ſi accerta in ogni canto, Che in lenetia riſiede il paftor Santo.

. 23 ira coldl veſillo alto di(roce

Spiegarſi, e'¹l Duce, ei Padri porporati Accogliere, honorare, ad alta voce Gratia, e peidon gridar dei lor peecati: In luugo giro il popolo veloce,

Quei lagrimando il caſo in ſeggi aurati Kipongon ne la Obieſa il pio Nocchiero, Onude ſublime è reſo al ſommo Impero.

Con pietoſa armonia ſpiega le note

Come inuocan propiti, e Chriſto, ei Santi Le genti innumerabili, e diuote;

Vedi per la pietade il gaudio, e⸗ pianti Del Santo Padre, che'l ſuo cor non puote In vn vaſo mortal pien d'amarez a Soflener de! amor tanta dolceza.

25 (dme de i ſette(olli in regia ftanxa

La prima ſede ſi fondo di Piero,

Eora non men Venetia entra in ſberanxa, Cbe fonderd nel' Adria il ſommo Impelo;

A gara tutta la Cittd;'auana

In honorare il ſommo Taſtor vero;

La Chieſa di( aftel gli ereſte il trono,

Ond hebbè d indulgenxe almo, e grã dono.

26

Fra i congregati Padii odi ilbuon Duce

Che dice: O fortuuati anco ci manda Chriſto a ingombrar queſta Cittd di luce, Chriſio il Vicario ſuo ci raccomanda,

E la ſua naue, e la ſua Chieſa adduce,

E da noi l'opra di Pietd dimanda, Scorgiam colmi di Fede, e'n Dio felici Creſcer la gloria a noi con s' alti auſpici.

27 Trattiam cauſa di Dio, ſeco è ogni beue,

Queſta opra ò di noi degna, e di Pietate, Kiporre in ſedia il Padre a noi conuiene, E ſeruar la Chriſtiana libertate;

Per ciò da Dio le gratie a noi ſerene

Piouono in grembo di tal Caritate;

Araird dunque vn' huom nato di terra Al Vicario di Chriſto mouer Guerra?

28 (he puo piu, ſe non farſi a Dio ſimile?

Seder nel ſoglio, e ſmouer dal ſuo trono Leterno in vaſta eternità ſenile? Oir laſcierem la fede in abbandono? Perche!' Imperator non piega humile Il capo a ſupplicar da lui perdono? Sarem noi gli Oratori a chieder Pace, Se no, la Guerra ſia intimata;, S tace.

24 29 preciede in fefla, e'n canti Dal Senato gli eletti Ambaſciatori

Con faccie Imperiali, ſe ben meſte,

A i quali in cieſpe falde appar di fuori,

Cha gli homeri ſi afibial aurea vefte,

Con tre gioie ſpiranti argentei albori,

Scopron dal viſo grauitd celeſle;

A Federico in faccia ognuno humano

Piega il ginocchio, e ſpiega al ſen la mano. & 2 Squin-