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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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30 Da ſette bocche il gonfio collo ſpira Lexzo mortal, che denſa baua attoſca,; Quatordici occhi in tetro foco a'ira Vidran fuori ſpargendo l! aria foſca, Per ogni testa con tre lingue inſpira Schiuma fin dentto al ciglio, che Simboſca, Splendon lontan le verdi ſquame ardenti Folgor, qual di Cometa, ò de portenti. 1

3 Fu'l gran Serpente ſacro a Citherea, A ęli idolatri di laſciuie, e d'oro,

Queſti in cuſtodia' Iſola n'hauea, Ele Chieſe, e gli Altari, el lor theſoro; A Menſa tra le Ninfe egli ſedea A cui votauan l'opre, e l'otio loro, Souente vn'buom marin Dio di quel mare Venia, come a ſuo Nume, ad adorare.

Ilreo Serpente in ſalti alto sauuenta, E. ſecca il Pin, la Quercia, che s'oppone, Al ſuo gire, al girar gli arhori addenta, E gli ſpianta, e diſecca; In via ſi pone, Fiſchia ſbeſſo la belua, al odio intenta, Con ſoſſi auuelenati ala tenone, Viſloil Guerrier da tutti i nodi ſciolſe Lhorride ſquame, eencontro a lui ſi volſe.

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Di repente il cuſtode Angelo deſta, E da ſegno al heroe del fiero moſtro, Al rumore, al terrore ala la tefta I Caualiero, encontro a quel ſiè moſtro; Vibra la ſpada, e, perche ei non varreſla, Si è con bella arte al guerreggiar dimoſtro, Onde!l Hidra s'infuria, e infonde gelo, Increſpa, e ſuoda ſette capi al Cielo.

34 Si ſcaglia in alto l'horrido animale, E con mille volumi alxa la coda, Manda col fiato vn fiero odor mortale, E per meglio pugnar tutto Sannodas Poi con vn ſalto il apitan aſſale, Onde egli vn capo, e duo dal buſto ſnoda, Hor lo punge, hor l'arreſta, hora lo taglia, AMa piu cruda la fiera entra in battaglia.

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Faccorge il Duce, ch'eral' Hidra vera, Che al capo tronco vno,& vn' altro è nato, Qual ſi rinona piu, tantoò piu fiera, Fra tanti colpi vno ue inueſte al lato Tra ĩ capi ſette, e'l corpo de la fiera, E n'ba da i capi il buſto al fin ſpiccato, Indi in groppo le teſte in mar ſommerge, In cui ſerpendo il Men⸗ alſin simmerge.

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Di Angelo, ò di te ſol Vittoria degna, Dice il Romito: Hor ſappi, chel digiuno, E łatto di pietd, che alto in te regna, Keca a Dittoria il tempo anco opportuno, D'eleuarti a gran lode il Ciel diſegna, Sol perche di laſciuie infetto ognuno Con atti d'impietd vincer deſia; Sin che al vitio ſoggetto ei vinto ſia

37 eAlma diletta a Dio, però c hai ſpento, E ſommerſa nel marl' Hidra vorace,

Vieni, e raddoppia il tuo diuin contento, E godi meco il frutto di tua Pace: Metti in bando di Guerra il gran talento, Serua memoria del mio dir teuace,

Io ſarò in tua curtodia, al Ciel tua guida, Fa lopre di Pietade, in Dio conſida. 3⁸

Dio mi riuela nel ſuo vaſto abiſſo, Come m'alluma il Sol ſempre'n preſena, Che a Dio morrai, come mai sẽpre hai viſ- Puguerai, vincerai con Patienga,(ſo, E d aſſedio, e di Guerra, e, ſe io m'affiſo In quello oechio diuin di Prouidena, Non errar ſuol del vero'l mio intelletto, Duce ſarai nel alma Pace eletto.

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Der ben regnardunque ben ſaggio impara, Cbe a vicendeuol comodo,& ad vſo, Si trabe vita ciuile al'buom ſi cara, Onde'n te la Prudena non ha eſcluſo L'habito d'elettione eccelſa, e rara, Eleiuil conuerſare opra rinchiuſo Nel ſen di queſte due parto felice, E'huom da la virtu ciuil ſi dice.

Que flo