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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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vNDEKCIMoO.

20 Dal Padre aflitto il pio Romito inuola Ciò, che nel ſenſo accreſcer pudl dolare, Con alto oggetto l'alma ſua conſola Raſſegnaudola in Dio con ſanto amore; Al ſin traſhe da lui la voce ſola⸗ Dio me l ha dato, e tolto: Ogni huõ ſen mo-

Poi diſſe, e gli inſegnò con lieto viſo Coſe, che ſceſe ſon dal Paradiſo.

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Sedendo il Duce in su'l fiorito ſuolo Dal profetico dire intento pende, E'n lui ſi afiſſa, hor diſacerba il duolo, Dice egli: Od innocena, chi ti offende, S' caſo inuolontario? iniquo ſtuolo De ribellanti a Dio, te dunque rende Macchiato di s horrẽda,e colpa infame? Od empi ecceſñ l'eſtecrande brame?

22 uzi; ſe al voler nulla reſitte, inuolontario è mai mortal peccato,

Conuien perciò, che noi pietade attriſte, Ah perche incrudelir eefs gliol nato? Barbaro DPadre, come non fur vifte

Nel ferir le bellexXe del tuo amato Figlio?auuentata in van l'haſta ſi arreſta, Che rea coutra il voler ſorte è piu preſta.

(e:

Abi pietd de la man paterna armata, Pietade a i paſſi di furore armati, Pieta, che ſuena il h glio haſta auuentata, Eo' gli occhi del Padre ſon velati, Che ſe vccide il figliol, non ſcorga, ò'ngrata Sorte a natura, i caſi sfortu nati, Degna di gran pietd contra ſua voglia Ebhorrenda colpa con piu danno, e doglia.

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Od incoftana de la vita bumana, Hor ſi alxa al Cielo anima in Dio felice, Hora adheriſce al Mondo affatto inſaua, Come è viuer del buom hreue infelice, Fonda in Dio la tua ſbeme ſourahumana, Legge è del Alondo, quel, che piace, lice, Mita incauta virtu, ſe piace, nuoce, Che anco nel bene oprar troppo veloce.

25 (onſolati, oda Dio(ampione eletto,

Che non tiè aſcritto inuolontario errore, Se non di patiena a fin perfetto⸗ Pugna, e trauaglia heroe con fermo core, Che teco è Dio del ſommo bene oggetto, Serua intatta la Fede, opri l'amore, Chai la ſperana in te pin, che mai verde, Che ſenxa voglia frutto non perde.

1

eASsi ſoaue dir lanima alletta,. Ei ſenſi lega, e'n Lethe il corpo immerge; O Anxgelica Pietd da Dio diletta, Che mondal'alma, el reo dolor diſperge, Dolce cuſtodia d' Angelo, e perfetta, Che cuflodito! huomo a ſpeme verge Col pio voler, che fuori, edentro al alma Egli n'acquiſti in terra, ein Ciel la palma.

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A tanta afflittione, a tal pietade Il pio cuſtode con letitia il ſogno Introduce a ſanar ſua infirmitade, El remedio v'appoſe al ſuo biſognos LE'beroe ricrea Pafflitta humanitade: Dormi, Angel dicea, non mi vergogno Sederti appreſſo in terra, ſe'l tuo Telo Compagno a noi ti renderd nel Cielo.

2 Riſlorò il Caualier gli ſpirti infermi, E la doglia ſopita apre le porte. A penſier glorioſi in Dio ben ſermi, Ond ei mal grado di ſua trifta ſorte Si ſogna in alto di poggiare a gli ermi Monti de la virtuù fino a la morte, Cosꝭ alma ſi allegra, el corpo acquiſta ForXa opportuna al guerreggiar proniſta. 29

uando ecco in luce vſcir Serpente horrendo odor del cadauero fetente, Sceſe dal monte col fiſchiar tremendo, Tirarſi addietro il gran corpo ſi ſeate, Per lungo ſpatio il ſuol coi piò premendo, E con la coda in giro ha l'herbe ſpente, Ele ſemente, ei fiori, e cidò ch'ò verde, Crudelmente toccaado arde, e diſperde.

L. Mr