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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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(dnaforme al nome entro lo Hirto chiuſe Ale potenze lor ſvirti diuini, El ldolo nel cor potenga infuſe, Per cui paion del Cielo Cittadini; Se non che per le antiche hisrlorie, ò accuſe Sono ſcacciati da gli alti dominijB Ma furon Dei, che alii ſtono a mia gente, Cbe morta al ſenſo viue eternamente.

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Mira ĩ mexoil Guerrierc hal'ampia boc- Di ſangue ingõbra, e batte i dẽti irati,(ca, Il venen da le labbia, e ſpuma, e sbocca, Ha diuiſi i veſtiti,e lacerati, E ſi cruccia, ſe a lui lopra non tocca, Di ſeminar diſcordie ne gli Stati, Par, che egli brami ſol Guerrae conteſa, Fulmina hor con le man facella acceſa.

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Turha quefli il gran Cielo,e gli elementi, E naſcer fa con ſue magie tempeſte, Egli imbruna la Luna, e con portenti De lecliſ il ſolar lume riuele; Figlio, che tanto val, quanti ardimenti Son di ſue voglie vaſte al dauno preſte, Cerbero nato a ſeminar litigi,

Quanti latrati ha' Can de campi Stigi.

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Del Can trifauce Aihee alza la inſegna, Che a Dei conuien per cuflodir lo Iaferno; Erebo è quel grau Re, che tutto ſdegna, Con tutto il ſeme de gli Dei d' duerno, Queſli con le ſue fore in Ciel diſegna Iiumortalarſi il nome oltre Feterno, E, mentre piu nel cor gingorga l'ira, n Mongibel da l'ampia bocca ſira.

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&xli maggior', e piu crudel Sergente, Cbel tutto ardiſce, eyl tutto può, ſe vuole, Dilui fei proua ue la Guerra ardente, Che dieci haſte in vn colpo auuentar ſuole; Vdij muggiar la terra incontanente Al minactiar de le horride parole, Di tutto il reo, di tutto il danno ſolo Moſtro de' Moftri infra' nemico ſtuolo.

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25 Vibra da gli occhi irati horribil vifta,

El fiero ciglio il crudo ſguardo imboſca, COhe vn cor piu, che magnanimo coutrifla A lo ſdegno crudel, chel ferro attoſca; Ani, ſe arriccia il ctin, ſpeſſo ſi è viſia La Morte comparir, che! giorno infoſca, La Meſtitia albergar ne la ſua fronte, Fiãme ſcoccar dal cor, di ſdegno vn fonte. 26

Non men guerrieri i figli ha ſempre a lato,

Che nel cor tra le inſidie ban l'ira acceſa,

E ſi vanta il minor di ſdegno armato

Di ſchermir contra il fulmine a difeſas

Vedi col Caduceo, c bal'elmo a lato

Quegli, che nel ſuo dir moue conteſa

A Dei; Mercurio è l'orator facondo,

Che frena con la lingua, e moue il Mondo.

27.

Que ſti, come Ape il dolce mele accoglie

Da amariſ mo timo, che nel core

Suol pullular da le contrarie voglie,

Di chi d' Amor ſi nutre, ò di furore;

Si che dal dir facondo il frutto coglie D'inneftare, in chi vnole, odio,& amore,

Il ſuou de le dolciſſime parole

Trattien AMarte in furor' e'n corſo il Sole. 28

Da Pane antico Dio difeſo è quello. Che nel capo ha le corna, e l'ira in voltos Tutto villano,& amoreęgia il bello, Adimitare il Nume ſuo riuolto; Mentitor' è di fede, a noi Ribello, Ha de le ſelue il ſier drappel raccolto Di Satiri, e Siluani, ed' altra gente, Di gran fora, di cor, di cruda mente.

29 Paſquinoꝰ diforme, ha curuo il dorſo,(de, Motteg gia il vero,e infama, alletta, e mor Sogghigna faccia, e dietro arruota il mor E col lodare altrui punge, e rimorde:(o, Impreſe finge il ſuo ſcaltro diſcorſo Con muta lingua, e con orecchie ſorde, Atomo èl Idolo ſuo; Co' Dei contende Improuerar quel, che piu loro offende. Cin-