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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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10 Piero viè piu deꝰ figli di Titano Eflolle il capo al Cielo il fier Sulmone, Riproua contra Dio d'alar la mano, Ef gli altri a gara aprendo il lor ſermone: Quinci chi meco ardiſce al Ciel ſourano Batter le mura, a noi far Dio prigione? Alcri: Io mi vãto a Dio toglier lo Impero, E vguale a lui regnar: ſe pius non chero. 11

arte da quei ſtimato il Dio di Guerra

Implacabiles horrendo appare in moftra; Sopra vn carro crudel preme la terra La Morte in sh'ltemon fiera ſi moitra, Ala Diſcordia con due man diſſerra

II ſanguięno coltello, e'n fiera gioſlra

Il futor lieto inuita tutti, alletta Aerudeltade, a horrore, a rea vendetta.

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'Ira nel volto inſanguinar parea

Ne' ſoldati, el Timor correr gelato, A'opra intorno i cori u'accendea Inuidia, Sceleraggine, e Peccato,

Ela Supei bia infia le nubi hauea

Graue il gran capo incontro Dio rixato, E le beſtemmie mormorando vſciro Saettando da terra al ſommo giro.

13 gia paſſa Marte in viſta non curante,

Sprezator di virtu, di Dio, del bene, Poi da le nari larghe Suro ſpirante

Di qud di la minaccia, e morti, e pene; Scuote il capo, ala il collo, al&e d'auãte, Mira l'ombra del corpoꝛe S'erge in ſpene Tra ęli Idoli di farſi huomo immortale, E ſi vanta da Gioue bauer natale.

14 La ſquadra Gigantea ſegue il ſuo Duce,

Gli bumili ſprezæa,& odia gl'innocenti, Popolo immanſueto odia la luce

Del Sol, che i raggi lempia viſla ha ſpẽti, Ela turgida bocca vn tuono adduce,

E creſcou dal parlar gli empi ardimenti, AMarte in paſſando turba anco gli Amori Del e, che pigliò!' arme in quei furori.

CSA N T O

153 Diſſe ella: O mio gran Re, ti armi a la viſta

De la moſtra terribile di larte?

Acui Pipin: L'anima appena auuita

Fu del preſente borror';&ra grande arte

Di quci begli occhi tuoi, che ella ſprouifta

De i colpi de la Guerra, e tutta, e patte

Staua ammirando te ſuo diuo oggetto,

Queſto, ſe egli? 42ne, non fu difetto. 1

Marcia anco il grã Ribello in;ſta ſchiera,

Luogotenente del cruccioſo Marte,

Obelerio ſi inchina, e gonfio ſpera

Stabilir del ſuo Imperio vua gran parte,

L'Ambitione in lui ſi moftra altera

Con tal gente, con forze, e con tanta arte,

Che ſe ei ſi humilia, ella nol rende indegno

Di eiger gli ſcettri, e fondarnouo il Regno. 17

(on Marte i dieci Machimonij altieri

Nati col duro cuoio, e nudi armati, Gente pugnace, e popoli guerrieri

Di Gigantea grandeza ſmiſurati, Fanno corona al Duce in vi fta aufleri, Non ponno eſſer da alcun ferro ſuenati, Gente, che fiera piu non ha la terra,

Popoli ſol di Marte, atti a la Guerra. 18

Voi diſſe ella: Omio Re, couoſci a pieno

L'bhoſte, oho dal mio Regno a te condotta;

Marte dique a' Giganti ha poſto il freno; ue ſta, che ſegue in vicla a noi rilotta

Da! Iſola de gli Idoli rimeno

Innumerabil torma, e la pin dotta

Progenie, che creata in terra ſia,

Demogorgone èI Capo, a noi ſi inuia.

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(hi annouera del mar le onde, e'arena,

Racconti ancor, quanti ſian queſii Dei: Se hen nati mortali vn'alta, e piena Ninſuſe Deitd gl' Idoli miei;

Onde col gran valore han fora, e lena Di portar de la morte alti trofei,

Cbhe gli Dei, cui ſacrati ſon da infanti,

Soural bumano ardir li fan preftauti.