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Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
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N O

50 Nota, o Sir, che non ſatia ebra la mente, Le delicie godeua anco in aſſena, Guſta, vede, come ella ſia preſente Con la diuina ſua dolce preſenza; Tauto fu de i diletti il nio Oriente, Che del ſuo ſerenar non fo partenxa Pareami aura dolciſſima, che ſpiri, E raccolſi le vele a' miei deſiri.

. 5 1. Di nouo appar colei, che m'innamora,

Onde inueſti l'orecchio vn' armonia,

Fur queti i venti, e'l Ciel fermòſſi allhora, Che in aria, in terra, e'n mar cãtar ſi vdia, Precorreua al Albor mia bella Aurora, Emi incontrai nel Sol, che a me ſi apria, Quando ella diſſe:&cco d' Amor Vittoria, Ecco vinti i nemici;& tua la Oloria.

Dal mard Adria qud vogo, ecco i Guerrieri, Finti ĩ Veneti fur dal mio gran Nume; Candida ò qul tua Spoſa, e che piu ſperi? Pargoletta per te par ſi conſume: La tua mercè, diſſi io, tutti i piaceri Ho diuiſati nel ſolar tuo lume, Serua prego mia Spoſa, e quei dd al vento, Ecangia il viuer loro in hier tormento.

13 Soggiunge ella: Omio vago, al tuo mio Im- Itene, o peſcat ori al mar profondo(pero, Conuerſi in peſce, oue al peſcar primiero Vi aftzringo ad iterar! yſo giocondo; Quei ſi veſton di ſquame, al dir ſeuero Si immergono nel mar guiXXãdo al fondo⸗ Si arriccia il crin la Spoſa, e piu ſi lagna, Che la nudrice ſua conuerſa'n Cagna.

Poſcia al uortro amaeu almo ſoggiorno

Si: inouellan i piaceri intenſi,

E'n quel gioioſo, e ben ſereno giorno

Si guftan le delitie de li ſenſi;

Tante gratie, e magg iori nel ritorno Godei d Amor fra ſuoi diletti immenſi, Eciò, che' huom deſia, s'ama, e ſi tocca⸗ Quato pudl cot bramar,pudò chieder bocca.

N O. 55 Se paſſiamo talbor per Norimbega, Cheꝰ Paradiſo in lor lingua ſi appella, Quiui la Primauera a i fior non nega Verdura eterna a laſtagion nouella, E'l prato aprico il ricco manto ſpiega Con varij fiori, e herbe rinouella, Zeſiro, che iui ſpira, e'l tutto infiora, Di che ſi intreccia il erin la vaga Flora. 56 (reſce Giacinto in ſuo celeſte manto, Diſpiega Croco con tre lingue il duolo, S'apre, e poi ride Clitia al Sole a canto, Narciſo in riua al fiume imperla il ſuolo; Adon Venere inuita a nouo pianto, Il bel tepido Cielo in dolce polo Nutie a gli ſpin le roſe al herbe i fiori, Ai fiori eterna i pretioſi odori.

77. Qud inftama&ſtate, O Verno aggiaccia, Pendono i fiori, ei frutti ne la vite, Che dal nettar ſuo graue l'olmo abbraccia, Frondi carchi di pomi a le fiorite Braccia de cedri auuinte, vna s'allaccia, Si inne ſta alramo l'altra, i ſon due vite, Quando fioriſcel vn, l'altro matura Nel vario germogliar d' alma natura. 3

1 Il vino qul ſi guſta, oue ſi preme Co ĩ piedi quaſi gemma in gemme tante, Che liquefatto argento,& oro inſieme par l'vua dolce, òl nettare ſlillante, E, S'ella è nera vn bel rubin ſi ſpreme Da bianca mau col mofto roſſeggiante, Non d altro mare, e Venere, e? Amore Naſce, ſe non dal mar di quel licore. 59 Quiui a gran merauiglia vn'ampia sfera Di puriſimo ardor d'oro lucente Vedi ſudar la terra, e l'oro, ch'era Prole del Sole, al Sol ſi offre preſente, Si paſce anco del Sol ne la miniera, E ereſce in ſen de la ſua madre algente, Quiui ſenza ſudor, ſenæa lauoro Ractogli nato, en man creſcente loro. . Liquido