Druckschrift 
Venetia libera : poema heroico / Camillo Pancetti da Serraualle
Entstehung
Seite
102
Einzelbild herunterladen

G e

102 A

43 Del Magno Imperatore o Duce, e ſiglio,

Eccomi, ſe ben tardo, io torno a Guerra Sotto il comando tuo, ſotto il conſiglio, Non ſprexXar queſta ſpada, Che s'erra, Da chi attendel aiuto nel periglio,

O degno d'alto nome in Cielo, in terra, Se debellii fuperbi, el ſeruo humile

Al trono innalzi da l eſilio vile.

41 (ui riſpoſe Pipino: Al bel ſereno Del mio bel Sol compari? e da qual parte Sei ftato ad inuolar Donna non meno, Che Deas qual fora, quale ĩgegno, od arte Uha rapita al Em pireo, e'n ſuol terreno Angel diſceſoè teco al duro Marte?(na Qual Dea, qual Dõna, od Angelo, ò Regi- Comparendo, al mio amor qual ſin deſtina? 4 2

Dimmi, per te ſel guerreggiar t'aggrada, Se t'arride Vittoria in que fta impreſa, Per h'alto, e gran valor di que ſta ſpada, Vn paſſo io fermo in mare, e poi ti? reſa ZLa tua Citta; conuien ch'ella a te cada. Dimmi dal Cielo, ò da la terraè ſceſa Donna si bella, che al diuin ſembiante Nel ſuo apparir fammi felice amante?

4

Merauiglie dirò, ma vere, e conte, Se pur queſli occhi hauean lor ſenſo vero, E'n breue riuo ſtringerò quel fonte, Del ſommo ben, che non ha ben primiero; Che non ha, che non può quello Orionte Del Cielo, oue ella tiene il vaſto Impero, Doue Amor regna, e Venere riftaura Fior, frutti, oro, acque, antri, Echi, arme, ar 44(chi, ombra, aura. Fama di queſta Venere, ò pur Maga, Che da Circe il ſuo ſangue trar ſi vanta Con lunga hiſtoria di Magie sl vaga, Che moſlra eſſer d' Inferuo, ò ſeme, ò pidta; Noua Francia'l ſuo Regno, oue Sappaga Trar l'ocenlta virtù dal herbe, e tanta, Che al volere accoppiate le parole Si promette poter quanto ella vuole.

N T O

47 Alentre io ſolcaua il mar d' Adria da terra Spiegando a i varij venti i bianchi lini, Penſai trouar la Claſſe, che'n mar'erra, E vnir naue con naue ad ferrei vncini, Deſtando! hoſte horribilmente a Guerra Entro a duo legni in ben rtretti confini, uando vn vento rapiſce il mio grã legno, E mi straſporta, one è di Frãcia vn Re gno. 227, Stretto ne'arme mie sboccando in Porto Co' miei ſoldati amica terra io prendo, Quando regie accoglienge, ogni conforto Da coſfei, la Regina, hebbi dicendo⸗ Di venere prigione, Heroe ti eſorto riponer quelle arme, che godendo Meco viurai feliceʒ e'n vno i ftante Veggio i compagni miei cangiarſi in piãte. 7

4 eAl dir, non che a mirarui, inhorridiſco, Foglie ĩ capegli, e piè produr radice, Le hraccia i rami, i corpi, e pin ſlupiſco Veftitſi di corteccia aſbra infelice; Ah volea dir pregando,& ammutiſco, Che preſo per la man, diſſes O felice A miei comandi qud tratto, o ſol degno De la mia Deita, godi il mio Regno.

48⁸

Sento nel mio gioir farſi ebri i ſenſi, Quello, che piace, lice, era lor legge, Si che in godendo ogni ragione io ſpenſi, Lhuomo non benel ſuo deſio corregge, Se egli ha da tal belta gli ſbirti accenſi, Confeſio,o Sir,che Amore ouunque regge, Si accendono amoroſi: bei deſtri, E per piu non poter n'eſcon ſoſpiri.

49 Alira, che gioia, a lei nel bianco ſeno Concento vdir de le celeſti sfere, Spirar Fauonio a noi dal Ciel ſereno, Goder deſio d' amor, belleæxe vere, Soprabbondar letitia al cor vipieno, Non fugyit tempo a le dolceXe intere, RKinfreſcarſi il calor da dolce gelo, Sopra ammiraraſotto godermi il Cielo. Nota,